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Cosmopolis

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Apparire intelligenti o essere onesti. Questo il dubbio che ha squarciato la mente che guida le umili mani che hanno scritto tale recensione. Se infatti si volesse apparire intelligenti, si dovrebbe dire che “Cosmopolis” è un film visionario, geniale, scioccante.

Visionario perché Cronenberg mostra la crisi del capitalismo mondiale in una giornata trascorsa dentro una limousine. Nelle claustrofobiche ventiquattro ore di un giovane businessman vivono i fantasmi della società moderna: ostentata fissazione per il sesso, paura della malattia, l’insuccesso vissuto come un baratro da cui è impossibile riprendersi. Geniale in quanto i dialoghi dell’omonimo libro di Don DeLillo, trasposti con (fin troppa) fedeltà, martellano violentemente contro il fragile muro di una società in avanzato stato di decomposizione. Scioccante nelle provocatorie scelte registiche di Cronenberg che riesce anche ad estremizzare i canoni cinematografici della visita medica a domicilio. Se tuttavia si dovesse essere onesti si dovrebbe aggiungere che “Cosmopolis” è davvero visionario in quanto ha permesso al sottoscritto di avere 10 minuti di visioni personali nel corso dei quali si è coricato sulla comoda poltrona cullato dalla strabordante verbosità di un film che nei suoi eccessi comunicativi finisce per stordire i malcapitati (ed onesti) spettatori.

 

 

Regia: David Cronenberg 
Sceneggiatura: David Cronenberg
Interpreti: Robert Pattinson, Samantha Morton, Jay Baruchel, Paul Giamatti, Kevin Durand, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Mathieu Amalric, Emily Hampshire

(FRA, CAN, SPA, POR, ITA 2012)

Simone Dell’Unto