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Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini

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La chiesa, conosciuta soprattutto per essere forse l’unica a Roma dove gli animali sono ben accetti durante la Santa Messa, è situata in via Acciaioli, nel Rione Ponte, all’estremità di via Giulia, tra piazza dell’Oro ed il lungotevere dei Fiorentini.


La rivoluzione urbanistica iniziata da Papa Giulio II Della Rovere si concretizzò nel 1508 con l’apertura della via Giulia, strada retta che dal cuore della città portava fino al Vaticano. Proprio nel 1508 si ha il primo progetto per una grande chiesa che potesse chiudere architettonicamente la nuova strada. L’edificazione di San Giovanni de’ Fiorentini procedette parallelamente sia per temi che per progetti a quella di San Pietro, copiandone addirittura le decorazioni. Fu costruita per la numerosa comunità fiorentina che viveva in questa zona, supportata dal potere di due grandi papi toscani di casa Medici, Leone X prima e Clemente VII dopo. Questa comunità fu talmente numerosa che arrivò ad avere un proprio tribunale, proprie leggi, un Console con relativo Consolato ed addirittura un proprio carcere. I fiorentini demolirono quindi l’antica chiesetta di S. Pantaleone e costruirono la splendida basilica che dedicarono al patrono di Firenze, S. Giovanni Battista. La chiesa richiese però più di un secolo per essere completata. Infatti dal primo progetto mai attuato, si arrivò ad un concorso per l’effettiva realizzazione con il coinvolgimento dei più grandi artisti dell’epoca: Jacopo Sansovino, Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo e Baldassarre Peruzzi.

Il vincitore, Jacopo Sansovino, iniziò la costruzione nel 1519. La commissione dell’opera passò successivamente ad Antonio da Sangallo il Giovane, valente architetto che aveva dato prova delle proprie capacità tecniche in costruzioni militari. Neanche lui riuscì però a dare seguito al proprio progetto, e vennero proposti cinque splendidi disegni di Michelangelo Buonarroti, che suggerivano la costruzione di una chiesa a pianta centrale. L’effettiva edificazione avvenne solo con il coinvolgimento di Giacomo della Porta che alla fine realizzò una chiesa a pianta basilicale con tre navate e cinque cappelle per lato e con tre catini e la cupola.

Il lavoro passò poi nelle mani di Carlo Maderno, il quale ridurrà il progetto di Giacomo della Porta edificando nel 1634 la slanciata cupola in laterizi e stucco soprannominata il “confetto succhiato” per l’immagine suggerita dalla sua foggia allungata; essa si imposta su un tamburo ottagonale sul quale si aprono quattro finestre rettangolari ed altrettante nicchie ad arco. La facciata della chiesa è in travertino e fu eretta dall’architetto fiorentino Alessandro Galilei nel 1734, come indicato sulla grande iscrizione sovrastante l’ingresso centrale. Essa presenta tre portali d’ingresso, corrispondenti alle tre navate interne, i quali sono inquadrati da otto semicolonne con capitelli in stile corinzio. Due sono laterali, con al di sopra delle finestre quadrate e un timpano di forma semicircolare, l’altro è centrale, con un timpano di forma triangolare con al di sopra un insieme di sculture al cui centro sorge lo stemma di Papa Clemente XII Corsini. 

La parte interna è ricca di quadri, marmi e affreschi. Le cappelle onorano i santi di Firenze e, nella nicchia che sorge sopra la porta di ingresso della sagrestia, è conservata una statuetta di San Giovanni Battista, inizialmente attribuita a Raffaello, poi a Mino Del Reame.
Al centro dell’altare di Borromini, qui sepolto, sorge Il Battesimo di Gesù, gruppo marmoreo ad opera di Antonio Raggi. Al Borromini fu concessa la sepoltura in un luogo sacro nonostante fosse un suicida, uccisosi nel 1667 gettandosi su una spada, solo perché in punto di morte accettò i sacramenti e si pentì del suo gesto. Malgrado ciò la tomba nella cripta di San Carlo alle Quattro Fontane non venne utilizzata, in quanto i Trinitari non vollero nella loro chiesa un suicida.
Nella prima cappella a destra dell’ingresso c’è una lapide indicante il sepolcro dei Marchesi del Grillo e, in particolare, di Onofrio del Grillo, ispiratore del protagonista dell’omonimo film.
Nella chiesa è conservato l’Archivio Storico dell’Arciconfraternita dei Fiorentini dove all’interno sono raccolti documenti, progetti, scritti e spartiti che vanno dal Quattrocento ad oggi. Fra di essi compare il verbale di cacciata di Leonardo da Vinci dal sodalizio per il mancato pagamento della tassa d’ingresso.

Emanuela Maisto