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La ricca chiesa di Sant’Agostino

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Dedicata al Santo di Tagaste, nato in Numidia nel 354, che dopo una gioventù licenziosa andò a Milano, ove fu convertito da Sant’Ambrogio.

Sorge sulla piazza omonima nel luogo del campo Marzio detto Bustum, dove era stato bruciato il corpo di Augusto e in seguito i corpi di tutti gli altri imperatori. Fu fatta costruire nel 1483 dal cardinale Guglielmo d’Estonteville, ministro di Francia a Roma, ad opera dell’architetto Giacomo di Pietrasanta. Nel 1750 Luigi Vanvitelli rifece completamente l’interno dandogli la forma attuale e successivamente, nel 1855, i padri Agostiniani la fecero restaurare e decorare di nuove pitture. È una delle prime chiese del Rinascimento ed è caratterizzata da un acceso verticalismo accentuato anche dalla scalinata e dalla facciata che fu eretta utilizzando il travertino tolto dal Colosseo. La cupola è la prima che sia stata costruita in Roma. L’ interno, costituito da tre navate sorrette da pilastri decorati da bronzi e dorature, ha un corredo artistico di notevole pregio, dall’altare maggiore costruito dal Bernini nel 1627, al dipinto del Guercino raffigurante Sant’Agostino, San Giovanni Evangelista e San Girolamo, fino all’opera ad affresco di Raffaello che rappresenta il Profeta Isaia dipinto dal pittore nel 1512 quando, fortemente impressionato dalla cappella Sistina, l’artista volle imitare il grande Michelangelo. Sempre in questa Chiesa è custodito un gruppo scultoreo con Sant’Anna, la Madonna e il Bambino del Sansovino. Tale scultura, che un tempo era posta sotto l’affresco di Raffaello, fu molto famosa a Roma e si dice che venne commissionata da un vecchio straniero e che nel giorno di Sant’Anna tutti i poeti di Roma venivano ad appendere intorno a questo simulacro i loro componimenti poetici. La “cerimonia poetica” contemplava anche una messa solenne finale. Altro capolavoro è la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, che la leggenda vuole sia stata dipinta dall’artista quando egli si rifugiò nella chiesa per sfuggire all’arresto dopo aver ucciso a piazza Navona il padre di una ragazza da lui sedotta. Un’altra attrattiva di questa Chiesa è la veneratissima Madonna del Parto, che la tradizione popolare vuole fosse stata realizzata con l’adattamento di un’antica statua raffigurante Agrippina con in braccio il figlio Nerone. L’elemento pagano di fondo, con il riferimento al sanguinario imperatore, accendeva la fantasia popolare. Si pensava infatti che fosse un’immagine miracolosa, come testimoniano i preziosi ornamenti che la circondano e i numerosi ex voto. Il culto di questa Madonna risale al secondo decennio dell’Ottocento, probabilmente a seguito di un voto segreto che un giovane operaio fece mentre la moglie era incinta del primo figlio. Dopo l’esito positivo del parto e la nascita del suo primogenito, a testimonianza di eterna gratitudine, il giovane operaio chiese al sagrestano che facesse ardere ininterrottamente, a sue spese, una lampada ad olio davanti alla statua, che da allora è stata considerata protettrice delle partorienti. Ancora oggi qualche anziana donna fa richiesta dell’olio della lampada per ungere le parti malate delle persone care. Altra curiosità di questa chiesa, che la rese molto conosciuta, è che fu l’unica a Roma ad essere frequentata dalle cortigiane, che avevano dei banchi a loro destinati nelle prime file per evitare che i fedeli, guardandole, si distraessero dalle sacre funzioni. Peraltro queste giovani donne si presentavano in chiesa accompagnate dai nobili clienti. Per questo venivano seppellite qui, in terra consacrata, in quelle che ancora oggi vengono chiamate per l’appunto “le tombe delle cortigiane”. In questo modo esse venivano distinte dalle prostitute di basso ceto, che invece venivano seppellite in terra sconsacrata nella zona del Muro Torto. Qui hanno avuto la loro tomba Giulia Campana, Tullia D’Aragona e la sorella Penelope, nonché Fiammetta, l’amante di Cesare Borgia. È capitato che in mezzo a queste cortigiane abbiano trovato sepoltura anche altre grandi personalità: ci sono le tombe dei cardinali Lorenzo e Renato Imperiali e la tomba di Santa Monica, la madre di Sant’Agostino, morta ad Ostia nel 387 e i cui resti vennero qui tumulati in un sarcofago nel 143.

 

 

Emanuela Maisto