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Vicolo del Bollo

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È una traversa di via del Pellegrino, una di quelle strade che conducono a Campo de’ Fiori nel rione Parione.

Tortuoso e irregolare, nel vicolo è possibile trovare una modesta casetta provvista di elementi rinascimentali, risalente all’ultimo Quattrocento, con un occhialone caratteristico più delle chiese che delle case. Proprio qui risiedeva l’Ufficio del Bollo, istituito nel 1608 ma trasferitosi qui solo nella prima metà del Settecento, il quale attraverso il bando di costituzione prescriveva agli orefici di lavorare solo oro e argento puro, mentre i maestri della zecca avevano il compito di controllare e bollare i lavori. La vicina via del Pellegrino divenne così la zona degli orefici che dovevano portare qui gli oggetti eseguiti per farli bollare. In romanesco la parola “bollo” significa anche bollore, ebollizione, come nell’espressione “arzà er bollo” (alzare il bollore) o “oro de’ bollo” (garantito di oro puro). E così anche i suoi derivati: il “bollatore” era l’impiegato che apponeva il bollo alle merci, mentre il “bollaro” era colui che preparava le “bolle” o le lettere papali con cui si concedevano benefici o, al contrario, si lanciava una scomunica. Nel 1744 venne creato un bollo per l’oro con l’effige del triregno e uno per l’argento con triregno e chiavi.

Emanuela Maisto