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Foo Fighters – The colour and the shape

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“The colour and the shape”, l’album che ha portato i Foo Fighters al successo, esce nel 1997. Il disco è caratterizzato dall’arrivo dell’ex-batterista di Alanis Morrisette, l’eccentrico Taylor Hawkins, che porta un’atmosfera e un carisma unico al gruppo. Difatti il disco è probabilmente uno dei più riconosciuti e contiene dei pezzi storici della band di Dave Grohl. Dopo lo scherzetto melodico di “Doll”, che fa presagire il peggio, ma in realtà dura poco più di un minuto, è “Monkey Wrench” a portarci nel vivo dell’azione, con una perfetta canzone punk-rock di stampo adolescenziale. “Hey Johnny Park” è un rock melodico, con aperture rabbiose sul ritornello (ormai uno stilema dei Foo Fighters), che nel testo rimanda esplicitamente alla figura del compianto Cobain. Il dittico “My Boor Brains”-“Wind Up” è una vera scarica d’adrenalina. Sono i pezzi più violenti dell’album, in cui però affiora sempre un appiglio melodico, caratteristico di Grohl. “Up in Arms” è un brano più facile, che dopo una parte iniziale lenta e romantica si trasforma in un punk stile Buzzcocks. “My hero” è uno dei pezzi più complessi dell’album, nonché uno dei più struggenti; è quasi impossibile, ascoltando le parole di Grohl, non pensare, ancora una volta, allo scomparso leader dei Nirvana. “Walking after you” è una tenera canzone d’amore dal suono quasi lo-fi, davvero commovente e sincera, insieme a “Everlong” l’apice dell’album. Chiusura in bellezza con “New way home”, che parte con una melodia beatlesiana per concludersi con un finale in crescendo, in stile Police, che diventa sempre più violento e veloce. Da tanti accolto come il capolavoro ancora ineguagliato della band, resta di certo il loro lavoro migliore.

Guido Carnevale