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Nine Inch Nails – The Downward Spiral

Un viaggio verso il male, verso la parte oscura dell’essere umano

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Il fatto che sia comunemente considerato il capolavoro assoluto di quel genio di Trent Reznor e della sua creatura a nove pollici, non basta. Il fatto che sia il disco probabilmente più rappresentativo del genere industrial non basta.

Il fatto che sia stato uno dei dischi migliori degli anni novanta, capace di influenzare artisti e generazioni, non basta ancora, perchè “The Downward Spiral” è un viaggio verso il male, verso la parte oscura dell’essere umano, verso l’angoscia e la commiserazione, verso l’autodistruzione e la rabbia, verso l’abbandono più estremo e desolante.

Registrato nella terrificante location di Cielo Drive 10050 a Los Angeles, “The Downward Spiral” racconta il cammino di un uomo vinto dalla vita che ripudia tutti i canoni delle convenzioni sociali, che si scaglia contro l’essere umano e contro la sua ipocrisia (“Mr. Self Destruct”, “March of the Pigs”), con una veemenza ritmica da non lasciare spazio al respiro, un uomo disilluso da Dio e dalle sue religioni (“Heresy”), che si nasconde nelle precarie paure (“Piggy”) o nell’istinto della dominazione sessuale più esplicita (“Closer”), fino al raccoglimento interiore che sembra trovare quiete solo in gelide macchine di industrie meccaniche, tra fumi di combustione e circuiti metallici (“I Do Not Want This”, “Big Man With A Gun”), fino a raggiungere l’accettazione di un dolore disperato (“Eraser”, “Reptile”) che conduce alla fine, di tutto (“Hurt”).

Accostatevi all’ascolto con “Hurt” e “Closer”. Oppure ascoltate tutto il disco, almeno 5 volte, prima di elaborare qualsiasi giudizio.

David Gallì