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La storia infinita dei ponti di Arvalia

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Tra un varo ed un definanziamento, i cantieri del “Ponte della Scienza” e del “Ponte Ferroviario” continuano a far parlare.


 

La natura dei ponti, per loro stessa funzione, non certo per ragioni ontologiche, è quella di unire. Di creare un collegamento, di favorire, in ultima istanza, gli spostamenti. Ma vi sono alcuni ponti, paradossalmente, che si sottraggono alla finalità con la quale vengono progettati, finanziati ed infine costruiti. Quello della Scienza, ne costituisce un valido esempio.
Come più volte scritto, nasce con il proposito di collegare le due sponde del Tevere, unendo, come già fa il “Ponte di Ferro”, il Municipio XV con l’XI. Un’idea interessante, soprattutto in considerazione del fatto che, a differenza del suo predecessore in metallo, quello in fase di costruzione dovrebbe essere destinato ad un’utenza particolare, spesso dimenticata o relegata ad una marginalità improduttiva. Il “Ponte della Scienza”, infatti, si caratterizza per essere una struttura ad uso ciclo pedonale. La notizia del suo varo, avvenuto il 2 marzo, avrebbe pertanto dovuto rasserenare quanti, della bicicletta, sono fanatici, appassionati o anche semplicemente fruitori. Ma così non è stato.
“Il primo aspetto rilevante e positivo dell’opera”, commenta il presidente del Municipio XI Andrea Catarci, “è la sua natura ciclo pedonale, che fa riferimento ad una concezione di mobilità sostenibile ed alternativa che a Roma va sviluppata urgentemente e con azioni di sistema”. Un’apertura importante, dunque, quella realizzata dal minisindaco, che tuttavia precede di poco un’amara, contrastante considerazione “In realtà” prosegue Catarci, “anche in questo caso di sistemico c’è poco, visto che i collegamenti con altri tronconi della rete ciclabile sono ancora da conquistare. Ma si tratta di un primo passo”. Sulla sponda Ostiense si vede ancora uno spiraglio d’ottimismo. Cosa accade invece sul versante opposto, quello cioè della dorsale Marconi del fiume Tevere?
“L’espressione varo del ponte mi pare eccessiva”, precisa in apertura d’intervista Gianni Paris, presidente del Municipio XV, “E’ vero che è stata posata l’asta centrale e che quindi i due estremi finalmente si sono toccati, ma si è trattato di una cerimonia, a mio avviso, fuori luogo, sia perché fatta con 2 anni di ritardo, che potevano essere utilizzati per completare la rete ciclabile, sia perché il ponte non è ancora utilizzabile”.
Ed in effetti, bisognerà ancora aspettare un po’ per la chiusura dei lavori, visto che “a maggio dovrebbe essere consegnato alla collettività”, fa notare Catarci ricordando come, “il condizionale sia d’obbligo, viste le dilatazioni dei tempi che ne sono stati fino ad oggi l’elemento caratterizzante”. Dunque un’opera varata ma non ancora conclusa, i cui lavori sono iniziati nel 2008. Tempistica a parte, i problemi legati alla mobilità sostenibile nel territorio sono noti. “Purtroppo nel Municipio XV l’unica vera pista ciclabile è quella della dorsale del Tevere, dopodiché abbiamo un tratto sconnesso in via Frattini e purtroppo non c’è niente più. E questo è un peccato”, fa notare Fausto Bonafaccia, presidente di BiciRoma, “perché l’area a ridosso del Tevere è tutta pianeggiante e quindi potrebbe essere di grande importanza renderla ciclabile. Stesso cosa vale per l’area di Marconi. Insomma”, conclude il fondatore dell’associazione che nella Capitale raccoglie 7100 iscritti, “nel XV Municipio le potenzialità ci sono, come anche le persone che inforcano la bici e che vediamo, la domenica, frequentare moltissimo la pista ciclabile del Tevere”. Ma c’è anche un altro aspetto da sottolineare. “Ogni rimando è un ritardo non solo sull’apertura del ponte”, riprende la sua disamina il Presidente Paris, “ma anche su lungotevere Gasmann, in cui da anni è presente un cantiere che, eliminando un senso di marcia, appesantisce di molto il traffico su viale Marconi e via Oderisi da Gubbio”.

Ma il problema dei collegamenti, non riguarda soltanto la ciclabilità. Su viale Portuense, come già ricordato nel numero precedente, la mancata chiusura del cantiere relativo al Ponte Ferroviario, sta creando disagi enormi, come segnalatoci anche dai lettori. In quel caso, sono stati già spesi 3 milioni di euro. Soldi necessari per realizzare un ponte a due arcate, in grado di supportare 4 flussi di macchine e, contestualmente, incrementare l’altezza del ponte stesso, in modo da permetterne finalmente il passaggio alle linee di trasporto pubblico. Eppure, il destino di quest’opera, i cui lavori sono cominciati nel 2008, è tutt’altro che certo.
“Purtroppo non ci sono novità”, ammette rammaricato il presidente del Municipio XV Gianni Paris, che già nello scorso numero ci aveva rivelato come fossero spariti i 600mila euro messi in bilancio dal Comune. “A fronte dell’imbarazzo del Campidoglio a dover giustificare quest’ammanco, hanno promesso di metterci a disposizione quella stessa cifra, ma a noi ancora non risulta essere coperta da uno stanziamento reale. Per cui, fino a quando non avremo la certezza che i soldi ci sono, cosa per la quale ci avevano fornito ampie garanzie con due lettere inoltrateci ad agosto e novembre, non possiamo impegnare un’impresa nell’esecuzione dei lavori”, riconosce Paris che ribadisce come, nonostante le precedenti rassicurazioni, l’ufficio tecnico del Municipio abbia scoperto, a pochi giorni dall’apertura del cantiere, che l’opera era stata definanziata sin da aprile.
“Stiamo continuando a fare pressione, però non abbiamo ancora notizie e purtroppo i cittadini, gli automobilisti, e quanti abitando nella zona Portuense vorrebbero prendere l’autobus, pagano ancora l’inerzia colpevole del Campidoglio, ed in particolar modo dell’assessorato ai lavori pubblici di cui è responsabile Fabrizio Ghera”, conclude amareggiato Paris.
Ma uno spiraglio di luce, in un quadro dalle tinte fosche, forse è possibile individuarlo.
“Ho avuto modo di parlare personalmente con l’Assessore ai lavori pubblici di Roma Capitale per fargli presente la gravità del contesto e la necessità di ultimare l’opera stessa”, dichiara infatti Augusto Santori, consigliere PdL del Municipio XV, “L’assessore ha recepito i nostri solleciti ed entro breve, probabilmente con il nuovo bilancio, si provvederà ad un nuovo stanziamento, al fine di concludere l’opera stessa. Noi siamo fiduciosi e naturalmente crediamo che debba essere terminata da Roma Capitale, se non altro perché via Portuense è una strada ad elevata viabilità, di competenza comunale, e quindi speriamo ed immaginiamo che sia il Dipartimento a concludere l’opera stessa. Siamo in attesa di risposte, ma abbiamo ricevuto tutte le garanzie del caso e quindi”, conclude il consigliere Santori, “il Ponte Ferroviario verrà concluso entro l’anno”. Una speranza condivisa, quotidianamente, da migliaia di cittadini. Stanchi di rimanere incolonnati davanti un cantiere aperto da quasi quattro anni. Cittadini impotenti perché qui, nel Municipio di Arvalia, se le biciclette si riescono ad usare soltanto la domenica, gli autobus, su via Portuense, non li si può prendere ogni giorno.

Fabio Grilli