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Il Macro naviga in un mare di incertezza

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Anche il Museo di arte contemporanea di Roma non viene risparmiato dalla crisi economica. Il Comune non dà risposte ma cittadini e operatori di settore si mobilitano

Una vera e propria tempesta è quella che sta investendo uno dei grandi poli di arte contemporanea romani, il Macro. Un destino incerto già da tempo, sprofondato ancor di più nell’oblio dopo le elezioni comunali che, oltre al passaggio di consegne in Campidoglio, ha portato il cambiamento della dirigenza del museo stesso. Bartolomeo Pietromarchi, che aveva portato buoni risultati al polo e che oggi resta in qualità di curatore, ha lasciato il suo posto temporaneamente ad Alberta Campitelli, responsabile delle ville e dei parchi storici di Roma, che porterà avanti il suo programma fino al 31 dicembre. Dopodiché l’incertezza. Il Comune di Roma, ed in particolare Flavia Barca, l’assessore alla Cultura capitolino, che avrebbero dovuto dare delle risposte in merito al futuro del Macro, segnato dalla mancanza di fondi che Roma Capitale dovrebbe destinare alla cultura, ancora non si esprimono su una situazione che preoccupa il mondo dell’arte ed i cittadini.

DALLA SOVRINTENDENZA AL DIPARTIMENTO CULTURA – Quello che è noto è che il museo, passato il periodo della gettonata ipotesi di porlo in mano ad una Fondazione, è stato oggetto della decisione – esplicitata in una recente delibera – di far passare la sua gestione dalla Sovrintendenza capitolina al Dipartimento Cultura. Questa scelta, secondo alcune dichiarazioni rilasciate dall’assessore Barca, si tradurrebbe in un rafforzamento della vocazione museale del Macro con una conseguente scelta di un nuovo dirigente entro novembre, con un impulso alla sua autonomia e capacità di interagire con il territorio di Roma. Un cambio di rotta in positivo, un preludio ad un lungo cammino che porterà ad una valorizzazione degli spazi e non, al contrario, ad un loro affossamento. Certo è difficile capire come, visto che le ipotesi sulla sorte del museo che circolano ormai da qualche tempo non sono così rosee, almeno parlando da un punto di vista qualitativo. Infatti si era parlato di adibire gli spazi del Macro a semplice luogo di eventi, oltre che fornire come nuovo dirigente un funzionario comunale, con un profilo ed una competenza – orientativamente – meno adatti alla gestione di un museo di tali dimensioni rispetto a quelli mostrati dai predecessori.

LA PETIZIONE DI MACROAMICI – Per tutte queste ragioni, poste in uno scenario di dilagante difficoltà di gestione degli spazi museali romani, l’associazione MacroAmici, la cui presidente è l’attivissima Beatrice Bulgari, ha inviato una lettera indirizzata al Sindaco di Roma, Ignazio Marino, raggiungibile e firmabile a questo indirizzo e sottoscritta da circa 2000 persone tra cittadini, addetti ai lavori ed operatori di settore, in cui l’associazione chiede che venga rispettata la vocazione di un polo così importante come il Macro.

DIGITAL LIFE E LE OPERE VANDALIZZATE – Il fatto scatenante della suddetta raccolta firme è stato indubbiamente il grave episodio avvenuto qualche tempo fa al Macro Testaccio dove la mostra Digital Life è stata chiusa improvvisamente – per poi essere riaperta – a causa della vandalizzazione di alcune opere, dovuta in primis alla mancanza di personale che sorvegliasse gli spazi.

LE RICHIESTE – L’Associazione chiede nell’appello di “dare continuità ad una direzione competente e internazionalmente riconosciuta nell’ambito dell’arte contemporanea in grado di proseguire e sviluppare le politiche gestionali e artistiche impostate, al fine di non interrompere l’investimento di risorse economiche, umane, scientifiche e di relazioni che hanno assicurato al Macro risultati importanti, in continua crescita, resi possibile da un’identità definita da obiettivi e strategie precisi”. Inoltre l’associazione chiede che venga presa in esame la questione “dell’autonomia gestionale e scientifica del Museo” e che venga data “la certezza di un budget pluriennale che consenta al museo, in vista della riduzione del finanziamento pubblico, di proseguire e ampliare importanti partnership con enti pubblici e privati, realtà locali, nazionali e internazionali allo scopo di assicurare quella stabilità necessaria per garantire credibilità, affidabilità e produttività del museo con conseguenti benefici anche per il territorio”. La preoccupazione dell’associazione è che non venga reso vano il lavoro effettuato negli anni precedenti, che ha conferito al Macro un’autorevolezza e un pregio incommensurabili come polo di produzione culturale e che non vengano gettati al vento gli sforzi – economici e di lavoro – fatti dalla stessa associazione MacroAmici, che hanno contribuito alla crescita della collezione di opere del museo e all’espansione della sua attività didattica ed artistica, oltre che alla tessitura di una fitta e proficua rete di relazioni con enti pubblici e privati, istituti di cultura, accademie straniere, fondazioni, scuole, università, artisti ed operatori di settore.

Si paventa così nuovamente la proposta di una Fondazione – o di una figura giuridica simile – che possa rispondere alle esigenze di gestione di un museo così grande ed importante che, evidentemente, le casse del Comune di Roma non riescono più a gestire. E ci si preoccupa soprattutto che alla dirigenza non venga posto un funzionario che gestisca gli spazi come fossero destinati al tanto millantato “contenitore di eventi”, ma che essa venga assegnata ad una figura di cultura, che abbia competenze nell’ambito, e che tuteli la credibilità, l’affidabilità e la produttività del Macro.

GLI SPONSOR A RISCHIO – Il Macro, negli ultimi anni, si è avvalso del contributo di importanti sponsor privati come Zegna Art, Deutsche Bank e di Enel che negli anni ha prodotto interessanti mostre targate Enel Contemporanea (la prossima prevista per l’8 dicembre). Sponsor che hanno portato negli spazi sia iniziative importanti che risorse economiche che non possono essere messe a rischio.

UN FUTURO INCERTO – Ciò che spaventa, oggi, è il clima di incertezza in cui il Macro affonda, che non dà risposte al suo futuro. A fine novembre gli spazi di via Nizza inaugureranno la personale di Giulio Paolini, curata da Pietromarchi, che andrà a concludere la stagione di appuntamenti del museo. L’unico augurio e che, dopo ciò, le porte del Macro possano rimanere aperte, ma non alle ipotesi che potrebbero comprometterne la valenza artistica e l’importanza fondamentale in una città come Roma, che purtroppo – sempre più – si trova a non salvaguardare la sua vocazione culturale.

Serena Savelli