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L’Assemblea Capitolina oggi su Twitter

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L’utilizzo del famoso social network permetterà all’Assemblea Capitolina di comunicare più agevolmente con i cittadini e gli addetti ai lavori

Dal 23 gennaio è attivo il profilo ufficiale dell’Assemblea Capitolina su Twitter (https://twitter.com/#!/AssCapitolina). Questo social network è oramai uno strumento molto apprezzato grazie all’immediatezza e semplicità del suo utilizzo. Per chi ancora non lo conoscesse, è un servizio gratuito di rete sociale e microblogging che fornisce agli utenti una pagina personale aggiornabile tramite brevi messaggi di testo.
L’iniziativa della Presidenza dell’Assemblea Capitolina di utilizzare questo nuovo strumento multimediale rende, quindi, decisamente più fruibili i lavori dell’Aula sia per gli operatori dell’informazione che per i cittadini stessi.
Saranno, infatti, disponibili in tempo reale attraverso i tweet, messaggi di massimo 140 caratteri, in tutto simili agli sms o ai lanci delle agenzie di stampa, tutte le notizie relative all’ordine dei lavori, interventi dei gruppi consiliari, orari, convocazioni e gli esiti delle votazioni di delibere e mozioni. La popolarità di Twitter permetterà anche alla gente di familiarizzare con il nome stesso di Assemblea Capitolina, una denominazione in vigore dal 20 settembre 2010, ma ancora ben lontana dal sostituire, nell’immaginario collettivo, l’inossidabile e “glorioso” Consiglio Comunale. Contestualmente al lancio di questa pagina è partita un’iniziativa per celebrare, nel ventennale delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, alcuni politici, magistrati, giornalisti, poliziotti, carabinieri, semplici cittadini, assassinati dalle mafie.
Ogni settimana vengono pubblicate sul profilo del social network e sulla pagina web istituzionale del Comune di Roma, le foto e le biografie di 26 vittime, 26 come le settimane che ci separano dal 19 luglio, data in cui cadrà appunto il ventesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino e terminerà il nostro omaggio.
Sono particolarmente orgoglioso di aver favorito per primo tra i Consigli Comunali d’Italia, l’utilizzo di una piattaforma che si sta rivelando sempre più decisiva per la diffusione di un’informazione globale e capillare. Il concetto di E – democracy è un punto di approdo oramai ineluttabile per l’intera società; non è quindi pensabile che la politica, soprattutto quella istituzionale, che fa del rapporto col cittadino la sua mission, non vi si adegui. È un diritto del cittadino quello di essere informato dalle istituzioni, che spesso viene dimenticato; la comunicazione politica, non è solo comunicare il candidato o l’eletto, ma anche parlare ai cittadini del proprio operato, rendicontare cosa si fa, e questo non deve essere prerogativa solo del consigliere piuttosto che del candidato, ma anche dell’istituzione in sé. E quale strumento migliore se non i social networks? Facebook, Twitter e gli altri permettono all’istituzione di raccontarsi ma anche di ascoltare interagendo con i cittadini e con la stampa.
Parlare di Twitter e allo stesso tempo voler ricordare le vittima della mafia, può sembrare un mix di sacro e profano, però l’intenzione era proprio quella di sfruttare al meglio Twitter non solo per l’importanza che ha la rete nella comunicazione pubblica, ma anche perché può trasformarsi in uno strumento utile di memoria collettiva.
Purtroppo non possiamo ricordare tutti, la lista delle vittime della criminalità organizzata è tristemente lunga, e noi volevamo ricordare una vittima per ogni settimana che ci separa dal 19 luglio, data della commemorazione del ventesimo anniversario della morte di Borsellino in cui terminerà questo progetto.
Fino ad ora abbiamo ricordato le figure di Rocco Chinnici e Antonino Scopelliti. Rocco Chinnici, magistrato a cui va ascritto il grande merito di aver compreso che il fenomeno mafioso necessitava di un approccio investigativo totalmente differente rispetto al passato, un fenomeno che veniva da molti minimizzato se non addirittura negato. L’intuizione di Chinnici fu quella di coordinare in un unico pool indagini disperse in mille rivoli di diversa provenienza ma che conducevano ad un’unica matrice.
Anche il magistrato Scopelliti ha pagato con la vita il rifiuto di 5 miliardi di euro che la mafia gli ha offerto per desistere dalla conferma delle condanne in alcuni dei più importanti processi che hanno segnato la storia della Mafia negli anni 70-80.
Proprio in questi giorni abbiamo inserito la biografia di Calogero Zucchetto, poliziotto italiano impegnato nella lotta alla mafia dall’interno della squadra mobile della questura di Palermo, decimata dagli omicidi di stampo mafioso di quegli anni.
Nelle prossime settimane ricorderemo: Beppe Alfano, Pippo Fava, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pietro Scaglione, Placido Rizzotto, Giancarlo Siani, Pino Puglisi, Lea Garofalo, Rosario Livatini, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Pio La Torre, Antonino Cassarà, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Bruno Caccia, Giorgio Giuliano, Giuseppe Diana, Libero Grassi, Antonio Ammaturo, Emanuele Basile, Giorgio Ambrosoli e Paolo Borsellino.
Non solo magistrati quindi, ma anche religiosi, cittadini, politici, servitori dello Stato e giornalisti: persone coraggiose, che non hanno piegato la testa di fronte alla mafia, che hanno riempito il silenzio omertoso di parole e che oggi riempiono il vuoto che hanno lasciato con il ricordo di personalità forti che ci sono d’esempio.