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Laghetto dell’Eur: una cittadina ne denuncia il degrado

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Di seguito pubblichiamo la segnalazione di una cittadina romana d’adozione che denuncia la grave situazione igienica e di degrado in cui versa la zona del laghetto dell’Eur.

Non sono romana eppure…amare Roma mi viene automatico e per questo continuo a sorprendermi.
Frequento la zona Eur da circa 7 anni e ancora non me ne capacito. Da 7 anni vedo una delle perle della zona, il lago, maltrattato, insozzato, mal gestito, trascurato. La bellezza lordata, come se fosse cosa normale.
Quando, nella mia prima estate a Roma, percorsi il perimetro del lago e arrivai in fondo, davanti alla metro Fermi e vidi il prato in salita che fiancheggia la scalinata tappezzato di cartoni su cui decine di persone, evidentemente, erano solite sdraiarsi o dormire, pensai che presto “qualcuno” sarebbe intervenuto, che questo sgarbo alla natura sarebbe presto stato risanato.

Proseguendo di pochi passi nella mia corsa arrivai in quello che con gli anni ho capito essere l’emblema della cattiva gestione della cosa pubblica, del disinteresse degli amministratori verso i cittadini che ne dovrebbero usufruire. Una comunità di centinaia di persone stava usando il parco pubblico come la più squallida delle latrine. Persone che bivaccavano, che bevevano quantità spropositate di birra, che dormivano o cucinavano. Decine decine decine di bottiglie a terra. Plastica, avanzi di cibo, carta. A turno uomini a urinare nelle siepi. Qualcuno faceva qualcosa di più. Il puzzo di piscio e feci tanto forte da doversi tappare il naso. Presto ho capito che non si trattava di un episodio legato a un’occasione eccezionale, ma la norma in una città anormale, che concede tutto, forse per non dover dare niente. Negli anni ho percepito l’indignazione rassegnata dei frequentatori del lago.

Chi non percorre più quel tratto, chi lo percorre tappandosi il naso, chi diventa impermeabile, allo scempio quanto alla bellezza. Tanto il Comune non fa niente. Io, invece, che gli amministratori del Municipio davvero non volessero fare niente, che non ci fosse modo di usare le tasse dei cittadini anche per gestire questa zona, non ci ho mai voluto credere: ho scritto, ho chiesto interventi, ho esposto la mia perplessità. E invece. E invece avevano ragione loro, i rassegnati. In sette anni, al di là dei proclami, se le cose sono cambiate, lo hanno fatto in peggio. Stravolta la simmetria storica del lago per un progetto di cui ancora non si capisce il senso, il resto è rimasto inalterato. Un po’ di belletto quando il politico di turno allestisce un palco nella parte migliore del lago, vicino alla piscina e nel fango tutto il resto. A poco valgono le schiere pagate di operai che tutte le mattine raccolgono la spazzatura se non c’ è un vero interesse politico alle spalle. Un disegno, un progetto educativo, una volontà di rendere quest’area piacevolmente fruibile a chi paga anche per questo. Perché non allestire bagni pubblici sorvegliati nella zona usata a mo’ di gabinetto? Perché non impegnare una guardia a tutela e controllo di quella zona? Perché continuare a concedere tutto a chiunque, a concedere che tutto venga violentato? In quale altra capitale europea ciò potrebbe mai verificarsi?

Io, che romana non sono, continuo a non accettare che in questa città così generosa di bellezza, di fascino, di spazi in cui si potrebbe vivere in modo rilassato, il brutto seppellisca il bello, la sozzura vinca sul decoro, la trascuratezza abbatta l’attenzione, l’incuria di pochi rubi ai tanti il diritto di stare bene.

Luisa Codeluppi