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M.I.A – MATA

Mathangi “Maya” Arulpragasam, in arte M.I.A., è una che qualche volta va mandata a quel paese.

Quale occasione migliore, se non all’uscita del suo ultimo album intitolato MATA? Ecco appunto. Se aveva detto che AIM sarebbe stato il suo ultimo album, questo disco è stato composto da una parte cristiana ed una tamil essendosi convertita da poco al cristianesimo. Dualismo che ha corroso M.I.A nel suo intimo e che visti i risultati ci ha letteralmente rotto le scatole. Pregiudizi che si materializzano dopo l’ascolto dell’intero lavoro.

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In primo luogo, il forte legame ritmico che da sempre ha contraddistinto la sua produzione, dà l’impressione di essere amalgamato alla rinfusa provocando fastidio ed irritazione. Urti sonori che spaziano dal moombahton al reggaeton, poi ai cori indiani e perché no, anche un po’ di Skrillex che non fa mai male.

Il risultato è quello di una vera caciara. Il suono è sbilanciato e poco convinto come in un grande orrore psichedelico. Peccato perché Paper Planes fu un pezzone, ma era il lontano 2007 e sinceramente dopo ventidue anni ad essere rimasta incartata è proprio l’artista stessa. Attitudine bipolare, che ha polverizzato anni di proseliti e militanza rivelandosi un grande bluff commerciale e che forse è sempre stata. Figlia di papà, brand a sei zeri e tanto fumo negli occhi.

Riccardo Davoli

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