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Festival: I Tarantiniani, Tir e The Mole Song di Takashi Miike

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Ve lo immaginate? Entrare nell’atrio del MAXXI alle 9 e 30 e trovare sparpagliati a chiacchierare Ruggero Deodato, Enzo G. Castellari, Sergio Martino, Umberto Lenzi.

Poi entrare nella sala conferenze e trovarli seduti tutti in fila (tranne Deodato purtroppo) insieme ad Eli Roth e scovare tra il pubblico anche Franco Nero e Barbara Bouchet. Una “mattinata di genere”, questa è stata la Tavola Rotonda organizzata ieri in occasione del Festival per riflettere a 360 gradi sul cinema di genere in Italia. Steve Della Casa e Maurizio Tedesco hanno presentato il loro ottimo documentario “I Tarantiniani”, che affronta il tema dei generi italiani (spaghetti western, poliziottesco, cannibalico, commedia erotica), attraverso le voci dei protagonisti. Eli Roth ha scherzato, come ormai lo vediamo fare da tempo spiegando la sua esperienza da ragazzo americano ossessionati per il cinema di genere italiano. I mostri sacri, artigiani del cinema, hanno parlato senza tanti fronzoli. Una cosa che, in un ambiente così marcatamente intellettuale come il festival, dà un’immensa soddisfazione. Come a dire, basta masturbazioni mentali: i film si fanno perché alla gente piace divertirsi, non devono per forza far riflettere sulle condizioni sociali, sulla storia o la politica italiana.

È stato probabilmente il momento più bello di questo festival che è proseguito nella giornata di ieri con la proiezione dei tre film in concorso Tir, Another Me e The Mole Song di Takashi Miike. Tir, di Alberto Fasulo, già autore dell’interessante Rumore Bianco, è un film originale, un modo di fare cinema che si distacca dalla solita solfa. Non un film di genere (perché, in riferimento a quanto detto, in Italia a livello produttivo è difficilissimo farne altri), ma neanche un film intellettuale, riflessivo o di denuncia come quelli a cui siamo abituati a vedere più o meno da vent’anni. Sembra un documentario che segue la storia di Branko, ex insegnante croato che decide di diventare camionista in Italia perché guadagna il triplo. Ma non è un documentario, è una storia costruita intimamente intorno alla figura del protagonista. La monotonia della vita di Branko si riflette sul film stesso: così dovrebbe essere.

Torna poi anche Takashi Miike con The Mole Song – Undercover Agent Reji, tratto dal manga. Un film esilarante, con una storia a dir poco surreale e incentrata tutta su situazioni improbabili in cui gli elementi tipici della comicità giapponese la fanno da padrone: donne nude, sesso, un protagonista stupido e imbranato che si riscatta grazie alla sua testa dura (non in senso figurato). I primi venti minuti del film sono a dir poco esplosivi, già dai primi minuti Miike dichiara senza timore che la storia sarà folle, senza senso e farà ridere. Bisogna ammettere che il film si perde un po’ man mano che la storia procede, ma rimane comunque un buon prodotto di intrattenimento, grazie anche al grandissimo e giovane attore protagonista Toma Ikuta.

Oggi si attende la cerimonia di premiazione, alle 19, e poi la proiezione di Young Detective Dee: Rise of The Dragon 3D di Tsui Hark, con masterclass annessa e conferimento del Maverick Director Award al regista di Honk Kong. Mentre già si sanno i vincitori della 10ª edizione della sezione Alice nella Città. Trionfa la Finlandia con un bis: primo premio a Disciple di Ulrika Bengts, mentre riceve una menzione speciale Heart of a Lion di Dome Karukoski.  

Marco Casciani

 

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