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Fatih Mika

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Martedì 12 aprile, presso l’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia a Roma, si è inaugurata la mostra di incisioni dell’artista turco Fatih Mika, che resterà aperta fino al 13 maggio, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 17.

Fatih Mika è nato il 29 luglio del 1956 a Kucukcekmece, vicino Istanbul, un luogo speciale tra il lago omonimo e il Mar di Marmara, con una fauna ricchissima ed eterogenea. E’ probabilmente per questo – e a causa della sua passione per i racconti fantastici e poetici di Saif Faik – che i soggetti preferiti, che ricorrono nelle sue opere, sono forme, profili, personaggi che sembrano essere saltati fuori da vecchi bestiari e floriari: pesci e uccelli, colombi e falchetti, anatre e gatti, formiche e conchiglie, fiori e foglie. Fatih ama il mare e la filosofia, all’inizio della sua carriera illustra le poesie di Eugenio Montale, osserva attentamente le opere dei grandi maestri giapponesi, Manet e Picasso, Paul Klee, l’arte assira; ha studiato all’Accademia delle Belle Arti dell’Università di Sarajevo sotto la guida del professor Dževad Hozo, laureandosi e specializzandosi in grafica artistica e tecniche di incisione. Oggi è docente all’Accademia di Belle Arti di Roma e continua a misurarsi con tutte le più svariate tecniche di incisione: puntasecca, maniera nera, acquaforte, lavis e acquatinta, ceramolle, maniero a zucchero, xilografia, linoleumgrafia.
“Lo studio di un incisore richiama alla memoria il laboratorio di un alchimista: gli acidi delle morsure, le bacinelle, gli inchiostri calcografici, il torchio dai grandi manubri, evocano in certo qual modo gli alambicchi, le storte, i liquidi ribollenti, ma soprattutto l’aura un po’ misteriosa che accompagnava quei padri della chimica moderna (e dei rituali esoterici)” – racconta Carlo Fabrizio Carli – “In effetti, sia la ricerca dell’alchimista che il lavoro dell’incisore costituiscono dei percorsi verso l’imprevisto, verso dei risultati che l’artefice non è in grado di stabilire a priori, ma che il processo operativo modifica rispetto alle sue intenzioni. Ecco quindi la componente di mistero che aleggia sempre intorno ad un torchio calcografico, anche nell’atelier di Fatih Mika, che pure ha un aspetto così domestico, così familiare”. Per Fatih Mika ogni gesto creativo, ogni scelta degli elementi sembra provenire da molto lontano, dalla sua infanzia, compiuto con la libertà di chi conosce alla perfezione tutti gli strumenti, sa come usarli e non ha paura di utilizzarli, di applicarsi, di provare. Pur prediligendo l’incisione indiretta, quella con l’acquatinta allo zucchero, dove la matrice è morsa dall’acido tra gli spazi della granitura, Mika è abilissimo nel mescolare le tecniche, nelle quali innesta sempre qualcosa di personale, una specificità distintiva, preparando ad esempio lui stesso le lastre per la maniera nera, applicando lo stucco e sottraendosi alle regole della computergrafica, misurandosi con le possibilità della chimica esercitate sulle stampe originali. Numerosissime sono le mostre collettive e i festival a cui ha partecipato in tutto il mondo: Ankara, Istanbul, Roma, Napoli, Sarajevo.

 

[Turchia – Ufficio Cultura e Informazioni
Piazza della Repubblica, 55/56
Tel. 06 4871190 – 06 4871393]

Ilaria Campodonico