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Cardea, la cacciatrice di vampiri di Roma antica (parte III)

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MISTERI - arpie

Ovidio racconta, nei Fasti, un episodio che riguarda Cardea, la cacciatrice di vampiri di Roma antica.
Ad Albalonga, Proca, futuro re e nonno di Romolo, al suo quinto giorno di vita, sembrò essere vittima di una grave malattia. In realtà le striges o strix, mostruosi uccelli, durante la notte entravano di nascosto nella casa in cui si trovava il bambino e gli succhiavano il sangue, cercando di divorarne le viscere.
La nutrice si allarmò vedendo i tagli sulle guance del piccolo e andò a chiedere consiglio agli indovini e agli aruspici ma nessuno riuscì a capire di che cosa si trattava. La famiglia reale, disperata, inviò un messaggero a supplicare la dea Cardea di salvare il bambino.
La divinità acconsentì e giunse ad Albalonga. Dopo avere esaminato Proca capì che le responsabili del suo stato erano le striges. A questo punto Cardea corse ai ripari compiendo il suo particolare rito di protezione. Collocò un rametto di biancospino sul davanzale di una finestra, con un’altra pianta magica, il corbezzolo, toccò tre volte la porta e per tre volte tracciò strani segni mentre aspergeva l’uscio con l’acqua. Si fece poi portare un giovane maiale che sacrificò alle divinità e da cui estrasse le viscere invitando i presenti a non guardarle. Le sistemò davanti alla porta della stanza del bambino pregando il cielo che i mostruosi uccelli si accontentassero di esse e risparmiassero il piccolo.

Il rito ebbe successo e la preghiera fu ascoltata, infatti il viso del bimbo riacquistò colore e le striges non tornarono più a tormentarlo.
Negli ultimi tempi i vampiri sono tornati di moda sia in televisione che al cinema, ma anche in campo letterario. Tra le storie più recenti vi è quella della cacciatrice di vampiri Victoria Gardella narrata dai libri della scrittrice Colleen Gleason. Una curiosità: le avventure di Victoria si svolgono, almeno in parte, anche a Roma.

Massimiliano Liverotti
Urloweb.com