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La Chiesa dell’Immacolata Concezione a via Veneto

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Simile nell’aspetto macabro alla Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio sul Lungotevere Prati, la Chiesa dell’Immacolata Concezione fu disegnata da Antonio Casoni e costruita tra il 1626 ed il 1631.

La struttura architettonica dell’edificio è costituita da una piccola navata con dieci cappelle laterali, cinque per lato, nelle quali sono conservate importanti reliquie e numerose opere d’arte. Popolarmente nota come la chiesa dei Cappuccini ai quali è affidata, fu costruita per volere del Cardinale Antonio Barberini e sorge in quella che all’epoca veniva chiamata via dell’Olmata che oggi è la famosissima via Veneto, nei pressi di Palazzo Barberini.

Il Cardinale, appartenente all’ordine dei Cappuccini, quando morì nel 1646, non volle essere sepolto in un grande sarcofago ma preferì una semplice lastra di marmo davanti all’altere maggiore sulla quale si può leggere uno scabro epitaffio latino che recita: “Hic iacet pulvis, cinis et nihil” che vuol dire: “Qui è deposta polvere, cenere e nient’altro”. Frase peraltro in linea con lo spirito macabro che caratterizza le sei cappelle sotterranee della chiesa decorate con ossa e teschi di 4000 frati cappuccini. Alcuni di questi corpi si sono conservati interi, mummificati con indosso ancora le tipiche vesti dei frati Cappuccini. Queste cripte hanno ognuna un proprio “tema”: la Capella Espiatoria, dove si trovano tombe e le ossa di soldati coloniali francesi pontifici, la cappella della “Resurrezione di Lazzaro” per via di una tela raffigurante appunto l’evento miracoloso compiuto da Gesù narrato nei vangeli, la cappella della “Principessa” per la presenza dello scheletro di una principessa Barberini e raffigurante uno scheletro con falce e bilancia, tipici simboli della morte, e le tre cripte “generiche” delle tibie, dei bacini e dei teschi. Le reliquie in realtà provengono dal vecchio cenobio di San Niccolò de’ Porcis, che era situato sulle falde del Quirinale, oggi Chiesa di Santa Croce e San Bonaventura alla Pilotta. Si racconta che il trasporto delle ossa fu eseguito con trecento viaggi di carrette e che durò dal 1627 al 1631. La scelta di decorare la cripta con le ossa è un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo non sia che un contenitore dell’anima, e in quanto tale una volta che essa l’ha abbandonato il contenitore si può riutilizzare in altro modo. Si tramanda che la terra che ricopre il pavimento sarebbe stata trasportata della Terra Santa. Una scritta all’uscita della cripta conferma lo spirito cimiteriale: “Sei ciò che fummo, sarai ciò che siamo”.

Numerosi i capolavori raccolti al suo interno e che ne adornano le cappelle, come l’Arcangelo Michele che caccia Lucifero di Guido Reni, la Natività di Giovanni Lanfranco, il San Francesco riceve le stimmate, del Domenichino, la Trasfigurazione di Mario Balassi. Nella sagrestia è conservato un San Francesco in preghiera, recentemente attribuito a Caravaggio. La volta invece venne affrescata nel 1796 da un pittore neoclassico, il Liborio Coccetti, con il tema dell’assunzione della Vergine Maria. Uno degli aspetti più simpatici di questo luogo è che nell’Ottocento viveva nel convento dei cappuccini un certo frate Pacifico, molto amato dal popolo per la straordinaria facoltà che aveva di fornire i numeri del Lotto sempre vincenti, per questo allontanato dal convento per volontà di Papa Gregorio XVI. Appena saputa la notizia del trasferimento del frate un gran numero di persone affluì al convento ed egli, commosso da tanto affetto, si congedò dando un ultima profezia con l’indicazione di una cinquina: “Roma se santa sei, perché crudel sé tanta ? Se dici che sé santa, certo bugiarda sei!”. In pratica questa cantilena consigliò i numeri vincenti: 66 ,70 , 16 ,60 e 6 che uscirono regolarmente e sbancarono il Lotto. Questa può essere considerata una sorta di piccola vendetta di Frà Pacifico.

Emanuela Maisto