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Vicolo dell’Atleta

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L’attuale nome del vicolo risale al XIX secolo, quando con delibera del 1 agosto 1873 venne eliminato il primitivo toponimo per evitare l’omonimia con una strada del rione Ponte; la stradina si chiamava in origine Vicolo delle Palme per la presenza di queste piante, simbolo della Giudea, forse dinanzi alla vecchia Sinagoga degli ebrei: fu infatti proprio in questa zona che si stabilì, sin dai tempi della Repubblica Romana, il primo nucleo della comunità ebraica, prima del suo spostamento in epoca medievale nel rione Sant’Angelo. Una bella casa del XIII secolo, con loggia ad arcate su colonne ed una cornice ad archi su mensolette in pietra, è stata ritenuta da alcuni sede della Sinagoga fondata dal lessicografo Nathan ben Jechiel, andata distrutta in un incendio il 28 agosto 1268; a conferma di questa ipotesi si è fatto riferimento alla colonna centrale dell’arcata che ancora oggi  presenta alcuni caratteri ebraici scolpiti nel marmo. Secondo un’altra teoria, invece, l’edificio non potrebbe essere la Sinagoga dell’XI secolo in quanto venne realizzato in tufelli, un tipo di cortina che prese il sopravvento a Roma all’inizio del XIII secolo con papa Onorio III. La presenza di caratteri ebraici non sarebbe di per sé una prova: infatti Trastevere era nel Medioevo il quartiere degli Ebrei e tra questi la capacità di scrivere era molto diffusa; la colonna potrebbe, invece, appartenere effettivamente alla Sinagoga di Nathan ed essere stata qui riutilizzata dopo l’incendio che distrusse l’edificio di culto.
Nel 1849 venne ritrovata, insieme alle statue del Toro frammentario e il Cavallo di bronzo, la statua dell’atleta detto Apoxiòmenos, dal greco “colui che si pulisce il corpo” con la strigile, un attrezzo a lama ricurva, perlopiù in avorio, che gli antichi utilizzavano per pulire la pelle dall’olio o dalla polvere dopo il bagno o la lotta. La scultura, quasi da subito trasferita nei Musei Vaticani, è una copia in marmo dell’originale bronzeo dello scultore greco Lisippo, ed era collocata originariamente all’ingresso delle Terme di Agrippa. Si narra che l’imperatore Tiberio fece trasferire la statua nella sua residenza personale ma fu costretto a restituirla per l’insistenza del popolo, che ad ogni sua apparizione la reclamava a gran voce. La nuova nomenclatura del vicolo, legata appunto a questo importante ritrovamento, dimostra quanto la felice scoperta abbia segnato la storia della piccola stradina trasteverina.

Alessia Casciardi