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Libri come IV bis, Giancarlo De Cataldo

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In prima fila di fronte alla cronaca di ieri, agli avvenimenti di oggi, giudice alla Corte d’Assise di Roma, scrittore impegnato, traduttore, autore del best seller “Romanzo criminale”, collaboratore di diversi giornali, Giancarlo De Cataldo ha scritto anche per il teatro e la televisione.


“Una maledizione, ma non è possibile non farci i conti. Quella per cui nei momenti fondanti della storia italiana è sempre intervenuto un fatto criminale che ha da un lato deviato questa storia, perchè l’ha fatta diventare una storia giudiziaria. Dall’altro ci ha messo a disposizione una produzione documentaria sterminata” – racconta De Cataldo – “Se vogliamo prendere una data di inizio è quella del maxiprocesso del ’92 a Palermo, che per la prima volta ha riconosciuto l’esistenza della mafia […] Da quel momento in avanti Cosa Nostra è una realtà criminale e non è più possibile negarne l’esistenza”. Poteri occulti, veri o presunti, complotti, legami tra criminalità e classe dirigente: “C’è un modo per dire una certa tipologia di documenti, li chiamano ‘galleggianti’, ciò che non va a fondo e non emerge fino in fondo galleggia, dove una parte di verità è abilmente mescolata ad una parte di menzogna” – prosegue De Cataldo – “è una storia italiana che arriva da molto lontano. […] I servizi segreti sono stati una dannazione per noi, mentre molti scrittori inglesi e americani sono stati parte dei servizi segreti, si sono esposti in quinta fila per difendere il loro paese […] Graham Green ad esempio era molto orgoglioso di appartenergli”.

 

Qualche anno fa, in un’intervista di Gianni Biondillo, pubblicata su Nazione Indiana, lo scrittore diceva: “Sentii dire una volta da Piperno che la letteratura italiana era di bassa qualità perché siamo un paese senza storia, non come Israele che ha una letteratura alta perché piena di accadimenti storici. Io non capivo: in Italia non capita nulla? Da Portella della Ginestra a Piazza Fontana, dall’Italicus alla strage di Bologna, giù giù fino ai giorni nostri è successo di tutto, gli ho detto, c’è un sacco di roba da raccontare, e c’è qualcuno che lo sta facendo davvero, sei tu che non leggi quei libri!”. E’questo che De Cataldo vuole raccontare e contribuire alla costruzione di una memoria collettiva, che sia reale e non immaginaria: per fare la storia, alla ricerca di un senso, di un significato per quello che accade oggi, ma con la consapevolezza che da sempre “i nostri eroi li riconosciamo soltanto quando muoiono sulla strada”.

Ilaria Campodonico

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