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Artefici – L’ipocrisia del babbano

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musica 123 - artefici

Affidarsi all’istinto è per alcuni la cosa più facile da fare

Affidarsi all’istinto – sia nella risoluzione dei piccoli problemi quotidiani che nei bivi più importanti della propria vita – è per alcuni la cosa più facile da fare, per altri una continua ed estenuante lotta tra il sentire e il ragionare, tra ciò che non si può fare a meno di fare e ciò che si crede sia necessario e giusto fare (e puntualmente i due mondi sembrano non coincidere mai, come se la mente potesse sempre salvarci da chissà quale macchinazione congegnata contro noi stessi dal cuore e dai sensi). Se per chi scrive recensioni accettare proposte senza aver sentito prima il disco indicato può risultare irragionevole, chi ha sicurezza nel proprio istinto capirà come i ricordi estremamente piacevoli e duraturi legati ad un particolare concerto possano aver acconsentito a recensire l’opera ancora prima del suo ascolto. Gli Artefici, band capitolina attiva dalla fine del 2009 e che ha al suo attivo diverse e soddisfacenti esperienze live, ci raccontano “L’ipocrisia del babbano” (termine derivato dalla saga di Harry Potter, utilizzato dai maghi per indicare in senso dispregiativo i comuni mortali) con testi non banali ed arrangiamenti efficaci, capaci di muoversi su più fronti, dal migliore pop al rock più spinto, accompagnando ottimamente la teatralità della voce, che non risulta mai forzata, che sa essere istintiva al punto giusto (e nell’istinto trovare la sicurezza richiamata poc’anzi), tanto ragionata nella scrittura quanto viscerale nell’esecuzione, coinvolta e coinvolgente. “L’ipocrisia del babbano” non punta al compiacimento dell’ascoltatore, e fa di questo la sua carta vincente: agli Artefici, che piacciano o meno, va sicuramente riconosciuto il merito di una musica diversa dal solito, anche nel panorama indipendente ed emergente.

Flavio Talamonti