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Elvis Presley-Elvis Presley 1956

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Il suo esordio, datato 1956, è un vero e proprio fulmine a ciel sereno, sebbene sia principalmente una rivisitazione di altri grandi classici: il Re entra in tutte le case d’America, vende più di un milione di copie (primo album nella storia), si impone come figura cardine del nuovo ‘rock’ che stava avanzando come un treno merci lanciato senza freni. Quel 1956 stava cambiando per sempre la vita del ragazzo bianco che cantava come un nero.  Le radici sono piantate salde nel vecchio blues (e cosa non parte da lì?), come già dall’opener ‘Blue Suede Shoes‘, cover di Carl Perkins, dove si fonde la tradizione con la spensieratezza di esecuzione del novello rock, e risulta difficile star fermi. Il tempo sincopato shuffle tipico viene accompagnato dalla chitarra di Scotty Moore, che già si fa notare per il suo pionieristico ed innovativo stile che diventerà precursore dei pirotecnici assoli del futuro. Troviamo reminiscenze country e soul nella veloce ‘I Got A woman’ (Ray Charles) con il suo irresistibile crescendo, quell’assolo minimale sembra uscito da un amplificatore per bambini, ma cattura. La voce di Presley svetta su tutto, riempie l’aria con il suo tono pieno, ammaliante, drammaticamente melodico (I’m Counting On You) e suadente e la sua chitarra ritmica condisce il tutto. Tutto di quest’album è diventato leggenda, anche la copertina, la famosa foto in cui Elvis canta a squarciagola mostrando le tonsille. Immagine diventata icona tanto da essere usata su giornali e locandine, addirittura per pubblicizzare dischi di altri gruppi. Tutto scorre a meraviglia e si intravedono già le enormi potenzialità di Elvis che di lì a poco conquisterà il mondo, cambiando per sempre la storia della musica.

Guido Carnevale