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Giardini di Miro’ – Good Luck

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Buon viaggio e Good Luck: così potremmo riassumere in quattro parole il nuovo album, “Good Luck”, appunto, dei Giardini di Mirò.

Una partenza per un nuovo mondo musicale con le parole che invadono le canzoni ed una sterzata verso un prodotto più “facile” e “vendibile”, anche se queste due parole stonano un po’ accostate alla band emiliana. Di certo però c’è il progetto di allargare il loro bacino d’utenza e rivolgersi alla massa italiana – e perché no, europea – visto che di gente come loro, specialmente a livello qualitativo, se ne trova poca in giro per il vecchio continente.
“Good Luck” è l’unica traccia che rimane solo strumentale e curiosamente è inserita a metà disco mentre sarebbe stata una perfetta intro di accompagnamento dal passato al presente del gruppo. Invece si inizia con “Mermories”, un lento e cupo viaggio su un arpeggio di chitarra alla Nick Drake con voci ed echi che si rincorrono. “Spurious Love” segna la svolta epocale per il gruppo, tanta batteria, una bella chitarra rock ed impostazione meno onirica e più da canzone classica con assoli, ritornelli e quant’altro. “Ride” prosegue sulla linea di “Spurious Love” con una voce ancora più impostata ed importante, che ci presenta Corrado Nuccini pronto e maturo per fare il cantante a “tempo pieno”. “Rome” è forse una delle canzoni più belle del disco. Con il duetto con Angela Baraldi i Giardini trovano una linea melodica vincente: la canzone parte lenta per esplodere verso la metà e diventare quasi trionfale, lasciando spazio alla sola musica nel finale. “Time On Time” è la canzone più “pop” del disco e insolitamente allegra, sorretta da un bel giro di basso. Per la prima volta forse si può parlare di possibile hit per i Giardini di Mirò.
Questo disco farà sicuramente discutere e attirerà molte critiche. Non rimarrà certo il loro miglior album ma sono certo che in futuro potrà essere considerato come il disco di svolta, quello che dopo dieci anni ha dato il via ad una nuova vita per la band… con un grosso “buona fortuna”!

 

Simone Brengola