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Grandmaster Flash & The Furious Five – The Message

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Il primo testo hip-hop politicamente e socialmente impegnato

Se nel nostro paese ci fossimo da sempre limitati a comporre e suonare solo musica leggera italiana, nella peggiore delle ipotesi l’avremmo definitivamente uccisa da diversi anni; nella migliore, l’avremmo salvata da quel lentissimo declino a cui assistiamo da diversi anni. Nel primo caso, l’avremmo esasperata fino alla nausea, ripetendo i suoi stilemi fino ad ogni logoramento possibile; nel secondo, l’avremmo sempre più raffinata e conservata, impedendo la contaminazione con il mondo musicale anglosassone, che se da un lato le ha consentito nuova vita e nuovo stimolo creativo, dall’altro ne ha notevolmente ridimensionato molti dei suoi caratteri peculiari. Sicuramente, in entrambi i casi non saremmo stati costretti ad ascoltare le centinaia di scempi musicali e forzature odiose che gli incontri/scontri tra la musica italiana e i generi stranieri hanno generato, quando privi tra loro del giusto equilibrio che ci ha invece permesso di avere i capolavori che ancora oggi ascoltiamo con piacere. La maggior parte dell’hip-hop italiano attuale – esploso negli ultimi anni dopo un lungo periodo di produzioni underground – sembra aver perso questo equilibrio, presente nei prodotti degli inizi, sia nostrani ma soprattutto stranieri, come in “The Message”, firmato Grandmaster Flash & The Furious Five, capolavoro del 1982, che accanto ad episodi dal sapore più classico (“Dreamin’” e “You are”, due dichiarazioni di amore – ai limiti dell’idolatria – per Stevie Wonder), presenta esempi di elettronica con rimandi kraftwerkiani (“Scorpio”), e gustosissime situazioni disco-funky (“She’s fresh” e “It’s nasty”). La titletrack presenta inoltre il primo testo hip-hop politicamente e socialmente impegnato, uno dei caratteri distintivi del genere per tutto il decennio a venire e per larga parte del successivo. Per il genere, un capolavoro, la cui freschezza e genuinità è attuale ancora oggi.

Flavio Talamonti