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Mumford and sons – Sigh no more

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musica - mumford sons

A metà tra musica da strada e gruppo da pub: questi sono i Mumford And Sons. Anche loro, come la maggior parte della produzione indie degli ultimi anni, vengono da Londra. C’è però qualcosa di diverso che risalta subito all’orecchio dell’ascoltatore. Siamo lontani dalle sonorità elettroniche anni ’80, molto in voga negli ultimi tempi, e altrettanto dalle chitarre elettriche un po’ punk dei primi 2000. Qui si parla di indie-folk. D’altro canto gli ingredienti ci sono tutti, dalle chitarre acustiche alle trombe, dalla voce sommessa del cantante fino ad arrivare al banjo, vera peculiarità della band. Arpeggio di chitarra in sottofondo e voce corale da chiesa, questo è quello che sentirete appena messo il disco. Ma questa intro scarna è solo il preludio alla ricchezza di suoni e di armonie che verranno. Sigh No More si trasforma velocemente, in crescendo, tra tastiere, chitarre ed un arpeggio galoppante di banjo in sottofondo. The Cave è forse la canzone più intima e bella del disco con un dolce arpeggio di chitarra all’inizio che lascia il posto ad una ritmica incalzante. Winter Winds è un altro capolavoro in cui la band inserisce tra i numerosi strumenti una riuscitissima sezione di tromba. Little Lion Man è il singolo estratto e forse anche la canzone più commerciale del disco, buona quindi per i passaggi radiofonici. White Blank Page, I Gave You All e Thistle & Weeds sono tre ballate dolci e coinvolgenti a tratte cupe e malinconiche ma che coinvolgono profondamente l’ascoltatore. Quello che lascia piacevolmente colpiti dei Mumford And Sons è la capacità di creare melodie bellissime e diverse tra loro alle quali poi si sommano le elevate capacità tecniche dei componenti del gruppo. In conclusione un ottimo disco forse tra i migliori di quest’anno. Con la speranza che con il successo dei Mumford And Sons altri ragazzi si avvicinino alle sonorità folk, un po’ troppo trascurate negli ultimi anni dalle band emergenti.

Simone Brengola