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RANCID – LET THE DOMINOES FALL

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Rancid

“Let The Dominoes Fall”

Epitaph

2009

I Rancid sono sempre stati una band a cui molti adolescenti rockettari si avvicinano, stanchi della solita poltiglia che gira nelle radio e vogliosi di ribellione, anarchia, suoni sporchi e chi più ne ha più ne metta. Con il passare degli anni però si scoprono nuove sonorità, ci si avvicina a chi veramente ci credeva in quello che professava nelle canzoni e si scopre che in fondo gira sempre tutto intorno al business, anche quando si parla di rimanersene fuori da un certo sistema di mercato. Esiste quindi un target di pubblico che fa guadagnare e molte band come Rancid, Nofx e Lagwagon, senza parlare dei pop-punk Green Day o Blink182, lo sanno.
I Rancid hanno sempre palesemente ammesso di ispirarsi ai fondamentali Clash, mescolando un punk stradaiolo selvaggio con ritmi ska e giamaicani. L’ultimo lavoro con il quale ci avevano lasciati era “Indestructible” di circa 5 anni fa: il passaggio alla major Warner aveva fatto indignare qualche ragazzino che forse in quell’istante iniziava a rendersi conto che non è tutto come sembra.

 Tim Armstrong, dalla voce sempre più rauca, oggi è un po’ più invecchiato, ma se la tira sempre più come una grande rockstar. Il bassista, forse il più bravo bassista punk esistente, Matt Freeman, ha sconfitto un tumore e torna in gran forma, mentre Lars Frederiksen, reduce da un’esperienza con i Bastards mantiene quella “sincerità” da punkabbestia californiano che in fondo piace sempre un po’ in un gruppo come questo.
Insomma questo attesissimo “Let the Dominoes Fall” è sempre la solita solfa. Buona musica, c’è il punk, lo ska e addirittura qualche ballata lenta dal sapore di mare. Ma nessun brano si distingue dagli altri, pezzi feroci sembrano la copia esatta di brani con i quali ai tempi d’oro avevano fatto la storia. La traccia d’apertura “East Bay Night” (secondo singolo uscito) è orecchiabile, mentre il primo singolo “Last One to Die” sembra fatto apposta per girare in radio. Un consiglio è ascoltarlo senza troppa attenzione, solo per il gusto di ricordarsi quando ci si emozionava ad un concerto infernale a Bologna sotto al palco sporchi di terra fino ai denti.
        
Marco Casciani

 

 

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