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Subsonica, Eden

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Sono tornati i Subsonica, una delle band italiane più influenti degli ultimi anni

In questo disco provano a raccontare un po’ di loro e delle esperienze musicali avute singolarmente. Il risultato è un mix di generi e suoni che varia in continuazione durante l’ascolto. C’è anche tanta denuncia o comunque descrizione di quella che è l’Italia di oggi, canzoni come Prodotto Interno Lurido lasciano poco spazio all’immaginazione. Potrebbe sembrare un modo per arruffianarsi facilmente nuovi fan ma, conoscendo le origini della band tra clubetti e centri sociali, siamo certi che quanto scritto e cantato sia realmente sentito.
L’ultimo lavoro dei Subsonica strizzava l’occhio al Rock mentre in questo Eden si torna a sonorità più simili al passato anche se si nota una certa influenza elettronica simile ad In rainbows dei Radiohead specialmente nella title track Eden.
Serpente e Il diluvio richiamano le sonorità dubstep dei locali londinesi degli anni ’90. Benzina Ogoshi musicalmente distorta sia negli strumenti che nella voce lascia solo una frase chiaramente comprensibile: “non siete riusciti a bissare microchip emozionale”. Quasi a volersi prendere in giro ed a giocare con i fan. Qualcosa di vero però indubbiamente c’è in questa frase. Istrice è stata lanciata come singolo e forse è stato un errore visto che, seppur d’impatto, è la peggiore canzone del disco.
Un lavoro in conclusione buono ma non esaltante. Pieno di momenti musicali interessanti ma senza una canzone che risulti completa dall’inizio alla fine. Se voleva sperimentare, il gruppo torinese, avrebbe fatto meglio a scegliersi un genere ed a lavorare in quella direzione invece di spaziare e cambiare sound in ogni traccia. L’Eden lo avevano raggiunto anni fa, ora se ne stanno allontanando.

Simone Brengola

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