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Razzismo in rete: tiro al bersaglio sui bambini down. Special Olympics Italia stigmatizza l’accaduto

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Il terribile episodio del gruppo Facebook aperto contro i bambini down. Special Olympics Italia in prima linea per combattere i pregiudizi e la violenza inutile.

Cosa c’è di più aberrante che accanirsi con persone disabili? Difficile rispondere. Eppure pochi giorni fa su facebook è stato creato un gruppo che purtroppo ha registrato oltre un migliaio di iscritti, intitolato “giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”.

La reazione è stata immediata.

I famigliari dei ragazzi affetti da sindrome di down si sono indignati. Le associazioni operanti nell’ambito della disabilità hanno protestato. Le istituzioni hanno espresso solidarietà. Ed il gruppo è stato chiuso. Rimane tuttavia aperta la ferita.

Special Olympics Italia è stata tra le più attive nello stigmatizzare l’accaduto. Il suo presidente, Angelo Moratti, in una lettera aperta ha chiesto aiuto nel “combattere questa vile ed inutile violenza che ci riporta ai tempi degli spartani che si ‘liberavano’ dei non ‘uguali’”aggiungendo che “solo una cultura diversa può combattere questa violenza sui più deboli: quelli che ci fanno sentire forti perché non si possono difendere”. La richiesta di sostegno era rivolta agli organi di stampa. Nel nostro piccolo cerchiamo di fornire il supporto che ci è stato richiesto, come operatori dell’informazione, spendendo alcune parole sull’attività di chi, da anni, rema in senso contrario rispetto all’emarginazione ed all’esclusione.

Special Olympics è un programma internazionale di allenamento sportivo e competizioni atletiche, fondato da Eunice Kennedy Shiver oltre 30 anni fa, che coinvolge  3.000.000 di persone, ragazzi ed adulti, con disabilità intellettiva. Un progetto, sottoscritto da circa 180 paesi, che mira all’integrazione delle persone, principalmente con sindrome di down, attraverso lo sport. Ma non si tratta soltanto di formare atleti diversamente abili. Ed in effetti lo spirito che pervade queste competizioni lo si evince a partire dal giuramento sottoscritto dagli atleti stessi, laddove con dignità e fermezza dichiarano “che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze”.  Special Olympics Italia, per tanti anni iscritto alla Federazione Italiana Sport Disabili, dal 2003 ha intrapreso un percorso di competizione non agonistica, con finalità ricreative, di socializzazione, di informazione per far conoscere al pubblico più ampio possibile la realtà della disabilità attraverso le gesta dei propri atleti “special”.  Un piccolo universo di tenerezza, solidarietà, amicizia e passione sportiva. Un mondo non troppo conosciuto, talvolta minacciato dalla  barbarie di chi si fregia di gesti incivili, sulla rete o nella vita. Un microcosmo, si diceva, di cui non sappiamo molto ma di cui sicuramente vogliamo interessarci. Per divenirne fan.

Fabio Grilli