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Ortolino: il pozzo per l’orto ce lo scaviamo da soli

L’orto urbano di via del Tintoretto si salva grazie al solo impegno dei cittadini

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TINTORETTO – Finalmente anche Ortolino ha l’acqua. L’Orto urbano di via del Tintoretto è riuscito a ottenere l’acqua per irrigare i suoi 123 lotti, gestiti da altrettanti cittadini. Un triangolo di circa 7800 mq che, una volta rimesso a nuovo, sta attirando sempre di più l’attenzione del quartiere. In passato abbiamo già incontrato i gestori che avevano denunciato l’assenza di acqua. Il progetto è nato nel marzo del 2013 come orto dipartimentale, dato che l’area è in carico al Dipartimento Ambiente del Comune. Le prime adesioni dei soci arrivano nel 2015, e nel giugno dello stesso anno c’è l’approvazione da parte del Consiglio Comunale. Tra il settembre e l’ottobre 2016 l’area viene bonificata a spese dei soci, con un investimento di circa 7mila euro. La zona, per chi ha memoria di questo luogo, era da sempre stata una discarica di calcinacci, un prato disordinato e inaccessibile pieno di materiali di risulta. Vengono distribuiti i lotti (ognuno di 50 mq) e si inizia a coltivare. Per il primo periodo, nonostante l’assenza di acqua, si riesce comunque ad andare avanti. È inverno e basta qualche tanica per irrigare. Ma con la stagione calda il problema si fa sempre più grande.

IL POZZO CHE NON C’È, ANZI SÌ – L’acqua, secondo quanto aveva riferito il Comune agli ortisti, sarebbe dovuta arrivare già entro Natale 2015. E pensare che a poche decine di metri da Ortolino, all’interno di una casupola di cemento armato, un pozzo c’è sempre stato: prima di proprietà dell’Inpdap, passato poi al Comune, con una domanda di messa a norma ferma da 12 anni in Provincia. Per risolvere la questione sono state richieste nuove prove di portata del pozzo, mentre i cittadini si sono nuovamente tassati e hanno realizzato l’impianto di irrigazione, installando un rubinetto per ogni orto. Così passa l’estate del 2016, tra alcune defezioni, soprattutto tra i sostenitori più anziani, e migliaia di taniche d’acqua trasportate a mano. Il calcolo è semplice, parliamo di circa 24.600 litri d’acqua al giorno.

CHI FA DA SÉ – Così, tra un rimpallo di responsabilità e l’altro, i cittadini hanno deciso di prendere in mano la situazione. Sono state studiate due differenti possibilità, alla fine realizzate entrambe. È stata prima richiesta l’installazione di una fontanella pubblica con un serbatoio di recupero dell’acqua da utilizzare nell’irrigazione. Ma poi, per velocizzare, si è deciso per lo scavo di un nuovo pozzo attraverso l’auto-tassazione dei soci. “Una spesa di circa 33mila euro – spiega Giovanni Fattorini di Ortolino – Non potevamo portare avanti un orto senz’acqua, né potevamo sopportare di far naufragare questa esperienza. Così abbiamo fatte le richieste, studiato la zona con i nostri geologi e scavato un nuovo pozzo da 60 metri di profondità”. I cittadini avrebbero voluto prelevare circa 3.850 metri cubi d’acqua all’anno, purtroppo per l’utilizzo agricolo sono previsti soltanto 1.800 metri cubi per ettaro. “Questa quantità per un orto non basta, quindi ci siamo preparati ad affrontare anche questa difficoltà, senza contravvenire alle disposizioni di legge – spiegano – Abbiamo predisposto l’impianto per il recupero delle acque della fontanella pubblica che il Comune installerà su via del Tintoretto”. È stata quindi già predisposta una cisterna che, una volta realizzata dal Comune la fontanella su strada, raccoglierà l’acqua e supplirà al deficit. “La fontanella è stata richiesta – ci raccontano – ma ancora non sappiamo quando verrà installata. Fortunatamente abbiamo imparato a cavarcela da soli, e con il nuovo pozzo Ortolino potrà sopravvivere”.

NON MANCANO LE SFIDE – In questi primi anni le sfide per Ortolino non sono mai mancate. Dalla bonifica dell’area fino alla battaglia per l’acqua, vinta soltanto grazie alle forze dei soci. Al momento, nonostante le tante difficoltà, i lotti sono tutti occupati e magnificamente coltivati. Le richieste di partecipazione sono molte, tant’è che è stato necessario redigere una lista d’attesa. “Finalmente possiamo attrezzare l’area didattica del nostro orto dedicata alle scuole del territorio – seguitano gli ortisti – Stiamo mettendo a dimora le piante officinali a disposizione dei più piccoli, predisponendo anche degli orti mobili per facilitare la fruizione agli studenti portatori di handicap”. Inoltre Ortolino sta studiando una metodologia per donare l’eccesso di produzione, evitando che venga sprecato. Ma la nuova sfida è quella di rendere questo luogo un centro di aggregazione, dotandolo di una struttura che possa accogliere non solo gli ortisti, ma i cittadini del quartiere: “La cosa importante non è l’orto ma la comunità – aggiungono – Quello che ci preme è lavorare insieme a questa esperienza”.

Leonardo Mancini