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Cem: di nuovo in bilico il Centro di Educazione Motoria

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Dopo mesi di incertezze ancora problemi per il Cem che vive ormai da tempo nella precarietà

 

PORTUENSE – Febbraio è arrivato e tutte le previsioni in merito alla gestione del Cem decretate con la firma del protocollo di intesa tra Croce Rossa Italiana, Asl RM D e Regione di luglio scorso sono state disattese. Entro il 31 dicembre la gestione del Centro sarebbe dovuta passare nelle mani della Asl, dai locali (concessi dalla Cri) ai lavoratori.
Nei mesi successivi alla firma del protocollo di intesa (luglio) e alla firma del protocollo attuativo (agosto) tra Asl, Cri e Regione, il Comitato provinciale della Cri, che si è sempre occupato della gestione del Cem, è andato incontro a privatizzazione; pubblico, invece, è rimasto il Comitato regionale.
Secondo il protocollo di cui sopra, le operazioni per la nuova gestione dell’Asl, iniziate a tutti gli effetti il 1 settembre, dovevano concludersi con il passaggio del personale a quest’ultima. Come termine ultimo per la realizzazione della transizione era stata indicata la data del 31 dicembre 2013. Il 1 gennaio 2014, per non interrompere l’attività assistenziale, i lavoratori avrebbero dovuto firmare nuovi contratti con la Asl, ma non è avvenuto. La Cri, a fine dicembre, ha proposto l’applicazione di un articolo di legge che ha poi determinato un accordo con Asl che ha permesso la proroga di un mese dei contratti. Il personale così assunto è stato mandato dalla Cri in comando presso la Asl per portare avanti le attività del Cem. A bloccare l’iter iniziato a luglio sembrerebbe essere stato il “no” del tavolo interministeriale per il rientro dal deficit che, in mancanza di fondi sufficienti, ha invalidato il protocollo della scorsa estate. Tale notizia risale al 18 dicembre, giorno in cui sembrerebbe sia stata decretata l’invalidità del protocollo d’intesa e del successivo protocollo attuativo tra Asl, Regione e Cri.
Nonostante la toppa posta a dicembre, a fine gennaio il problema si è riproposto. Con una lettera i lavoratori sono stati informati dalla Cri regionale dell’impossibilità di proseguire il rapporto contrattuale come avvenuto a gennaio. Successivamente è stata stipulata una convenzione temporanea tra pubblico (Asl) e privato (Cri provinciale). “Questo è avvenuto – dice Ronzi – perché la Regione non ha preso in carico il personale”. Gli operatori del Cem continuano ad essere assunti con contratti della Cri provinciale mediante tale convenzione che consentirà, fino al 31 marzo, la prosecuzione dell’assistenza. Dopodiché due saranno le soluzioni per scongiurare la chiusura del Cem, dice Ronzi: “O la Asl sblocca la situazione di stallo venutasi a creare con il MEF per la presa in carico dei lavoratori in virtù del fatto che, al di là delle esigenze economiche, al Cem sono presenti pazienti che necessitano di assistenza, oppure si riattiva un percorso di accreditamento nei confronti del Comitato provinciale della Cri, a patto però che esso segua un riconoscimento del budget reale necessario per portare avanti il servizio. Sono stufo di questo passaggio di responsabilità. L’unica preoccupazione è di avere, noi e gli altri partner istituzionali, gli strumenti per garantire assistenza e futuro agli utenti del Cem”.
Fabrizio Santori, Consigliere regionale e membro della Commissione Sanità, parla di lassismo ed errori nella gestione della questione da parte della Regione: “La Regione Lazio ha manifestato per l’ennesima volta la sua incompetenza e stavolta a certificarlo è il verbale del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza”. A rischio – seguita il Consigliere – non ci sono solo i posti di decine di lavoratori fino ad oggi in forza alla Cri, ma anche la continuità terapeutica: “È questa, ad oggi, la triste realtà scaturita da un accordo tra Regione Lazio, di concerto con la Asl Roma D, e CRI, che il Tavolo Permanente ha dichiarato non validabile e da annullare. Zingaretti continua ad annunciare cambiamenti ma purtroppo sono solo in negativo”. Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di Marco Giudici, Consigliere al Municipio XII e Presidente della Commissione Trasparenza: “Chiedo che la Regione faccia mea culpa e individui soluzioni che consentano di risolvere questa situazione perché il Cem è una struttura sociale importante e non può accartocciarsi intorno ad una questione burocratica e gestionale”. Sempre dal Municipio, dai Consiglieri M5S Daniele Diaco e Silvia Crescimanno, giunge “solidarietà nei confronti dei lavoratori, dei ragazzi e dei loro genitori” e l’impegno “a mantenere viva l’attenzione sulla questione che sta interessando un servizio imprescindibile per la cittadinanza”. I due esponenti del M5S sottolineano le ripercussioni sugli utenti, che preoccupano lavoratori e “genitori, costretti ogni giorno a lottare anche con questioni burocratiche che non competono loro, ma con le quali si scontrano continuamente”.
“La complessità della situazione amministrativa nel passaggio di gestione del Cem non metterà in pericolo il servizio e neanche il posto di lavoro degli operatori” assicura Riccardo Agostini, Consigliere regionale Pd e membro della Commissione Salute, che seguita difendendo l’operato della Regione: “Le incertezze e le difficoltà nel passaggio del testimone non sono certo dovute a negligenze della Regione Lazio, ma ai limiti che il piano di rientro pone davanti ad ogni tipo di procedimento amministrativo legato alla Sanità. Considero questo caso un ulteriore esempio, purtroppo, della necessità di una rimodulazione di questo piano e di un ammodernamento dei suoi parametri, affinché il controllo sulla spesa e sugli sprechi non abbia l’unico effetto di limitare e diminuire i servizi ai cittadini”.
Intanto la lotta seguita. Il 30 gennaio scorso genitori e operatori hanno occupato la direzione generale del Centro e il 7 febbraio si è svolta una manifestazione davanti alla Regione: “L’attuale situazione dei lavoratori mette in grave pericolo la continuità e l’esclusività della relazione terapeutica tra operatori e bambini e tra operatori e ragazzi: per questo chiediamo garanzie affinché i nostri figli vengano tutelati e non debbano subire lo stravolgimento dei loro progetti terapeutici. Inoltre, in ottemperanza alla vigente normativa, nel nostro ruolo di familiari/tutori dell’utenza e di rappresentanza degli associati, segnaleremo eventuali danni e/o disagi arrecati all’utenza e alle rispettive famiglie relazionando i fatti alla Procura di Roma”, ha scritto in un fax indirizzato a Regione e Prefetto di Roma Sonia Di Lenarda, Presidente del Comitato Genitori Ambulatori Cem, già autrice di varie diffide nei mesi passati.

Anna Paola Tortora