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Tagli alle classi a tempo pieno. Il Municipio XVI si oppone, ma non puo’ nulla

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In vista anche aumenti delle quote delle mense scolastiche e rincaro asili: è polemica.

Sono numerosi i tagli alle scuole previsti dalla legge 133/2008 per l’anno scolastico 2010/2011. Ben 25.617 cattedre, di cui 1838 solo nel Lazio, e molti altri al personale non docente, ben 15.000 fra amministrativi, tecnici e ausiliari. La riduzione del personale scolastico ha comportato gravissime difficoltà di per sé, nell’ottimizzazione dell’offerta scolastica. Ma non è finita: l’Ufficio Scolastico Provinciale di Roma ha comunicato ai circoli didattici e agli istituti comprensivi di aver autorizzato per l’anno scolastico 2010/2011, nei confronti delle istituzioni scolastiche con più di 21 classi a tempo pieno, l’eliminazione di una classe di queste rispetto a quelle autorizzate e previste nel precedente anno.
A Roma e provincia le classi a tempo pieno tagliate, rispetto a quelle autorizzate nell’anno scolastico 2009/2010, sono 68, mentre quelle richieste dalle famiglie e non autorizzate per il 2010/2011 sono 212. Se restringiamo ancor di più il cerchio, e focalizziamo l’attenzione sul Municipio XVI, che ha fatto delle varie emergenze, in cui sono e sono state coinvolte le scuole sul suo territorio, un punto caldo e particolarmente sentito, sono state tagliate 5 classi a tempo pieno (una in 5 istituti diversi) e quelle nuove richieste e non autorizzare per la scuola materna e primaria sono 14. Il 20 maggio scorso il dirigente responsabile del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il dott. Chiappetta, aveva riconosciuto che la soppressione delle 68 classi a tempo pieno era un errore dall’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, e aveva garantito che la comunicazione della restituzione delle classi sarebbe stata inviata in tempi brevissimi alle scuole interessate. La risposta della direttrice dell’USR Lazio, la dott.ssa Novelli, sconfessava gli impegni assunti dal MIU dichiarando di non essere in grado, con l’attuale dotazione organica, di soddisfare la richiesta delle scuole. Insomma, non si sa dove mettere le mani. Il Municipio, in tutto questo, non può nulla per difendere i tempi pieni sul suo territorio. Ce l’ha spiegato Valentina Steri, Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche del Municipio XVI: “I tagli sulle scuole riguardano quelle dell’infanzia, elementari e medie, ma in particolari il taglio delle classi a tempo pieno colpiscono la scuola primaria. È stata tagliata una classe a scuola, quindi nel nostro Municipio sono 5 classi in differenti scuole. È evidente che il problema è statale, in quanto la legge 133/2008 ha provocato dei forti tagli organici che poi riguardano anche i singoli municipi. Noi non possiamo fare molto, non abbiamo competenze sui provvedimenti statali. Quello che è certo è che sosteniamo la protesta contro di essi, discutendone anche in consiglio. Dal canto nostro – continua la Steri – cerchiamo di organizzare degli incontri con gli attori in gioco, dai genitori agli insegnanti. Abbiamo dato la possibilità al Coordinamento Scuole, ad esempio, di usare la Sala Consiglio per fare degli incontri. Con le nostre esigue risorse municipali abbiamo devoluto 80.000 euro alla scuola primaria, a sostegno dei P.O.F. (Piani Offerta Formativa), un provvedimento che ovviamente esula dal tempo pieno, ma comunque è una nota di arricchimento delle attività didattiche”. E dal Comune – l’Assessore Laura Marsilio, non interviene sulla questione – non sembra che ci siano chiari segni di dissenso, anzi.  “Anche se il problema è statale –rincara la Steri- la Giunta Alemanno appare allineata con l’operato del Governo, visti gli interventi sulla questione delle mense e degli asili nido”.
Ed è proprio sulle mense l’ultima notizia: “Il 5 luglio è arrivata in tutti i Municipi la nuova stangata per le famiglie romane: una proposta di delibera comunale che prevede l’aumento delle quote delle mense scolastiche – continua la Steri – A iscrizioni avvenute, a scuole chiuse, in piena estate, subdolamente la Giunta comunale continua a mettere le mani nelle tasche delle famiglie romane. Dopo gli asili è la volta della scuola dell’obbligo: da quest’anno mense scolastiche più care. Si tratta di rincari – prosegue Steri – che vanno dal 15% al 100% e che colpiscono di nuovo maggiormente, in proporzione, le fasce ISEE medio basse.
Basti pensare che è stata soppressa la fascia ISEE compresa tra 5.165-12.911 euro, che era protetta da una riduzione della quota del 30%. Le nuove quote prevedono invece una fascia ampissima che andrebbe dai 5.165 euro ai 45.000 con aumenti progressivi delle tariffazione. Altro che politiche a sostegno della famiglia, altro che difesa delle fasce più deboli della popolazione. Si continua – conclude – a fare cassa colpendo la scuola e quella fascia di popolazione che oggi è già piegata dalla crisi economica”.
Sulla delicata questione risponde Marco Giudici, consigliere Pdl del Municipio XVI: “In consiglio del Municipio ho votato contro l’aumento delle tariffe degli asili romani, consideriamo però che queste non hanno subito variazioni o indicizzazioni ISTAT negli ultimi dieci anni ed erano, e resteranno, le più basse d’Italia. Se di fronte al buco di bilancio ereditato da Veltroni questo provvedimento era necessario, avrei certamente preferito che i rincari fossero stati spalmati negli anni. Le argomentazioni del centrosinistra – continua Giudici – al Municipio XVI sono, come al solito, polemiche, esagerate e pretestuose, perché, ad esempio, le fasce basse sono state mantenute e quelle alte sono state estese fino a 60000 euro, mentre ieri non superavano i 40000. Sono previste esenzioni per i casi assistiti dai servizi sociali e un sistema di sconti per i nuclei con reddito inferiore a 40000 euro con più di un bambino iscritto. Inoltre, è stato adottato il redditometro, meccanismo di accertamento ulteriore rispetto all’ISEE, le cui dichiarazioni verranno adeguatamente verificate dalla Guardia di Finanza, grazie ad un accordo sottoscritto con l’amministrazione comunale. Nonostante la propaganda del centrosinistra al Municipio XVI, questi sono solo alcuni degli elementi che dimostrano la volontà politica di tutelare maggiormente i redditi bassi in base ai criteri di solidarietà sociale”.

Serena Savelli