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Via di Brava: si puo’ costruire oppure no?

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Di fronte al progetto da 170mila mc di abitazioni il Municipio XVI ha detto no. Ricostruiamo i passaggi dell’intricata vicenda.

All’inizio del mese scorso il Consiglio del Municipio XVI ha espresso parere negativo in merito alla trasformazione urbanistica della zona di via di Brava. Secondo il progetto sottoposto ad esame, nella zona dovrebbero sorgere circa 170mila metri cubi di abitazioni. Le ragioni che hanno portato a dire no all’unanimità sono varie e seguono principalmente due direzioni. Un aspetto è rappresentato dal fatto che la zona attualmente risulterebbe sprovvista di servizi tali da permettere l’edificazione di nuovi palazzi.

Questo fatto andrebbe a trasformare la zona in un “quartiere dormitorio”, in quello che secondo Massimiliano Ortu (Sel), Consigliere Municipio XVI, è un “quadrante periferico del nostro Municipio che necessita sicuramente interventi di riqualificazione del tessuto urbano esistente e non di nuovi edifici residenziali”. “Non è pensabile accollare al nostro territorio un’opera imponente di 170mila metri cubi senza prevedere servizi ed opere di urbanizzazione”, questo il pensiero di Marco Giudici, Consigliere Pdl al Municipio XVI in linea con quello dell’opposizione.

La seconda ragione che ha portato a dire no, ci spiega invece il Presidente del Municipio XVI, Fabio Bellini, è che il progetto così come è stato presentato non risulta conforme con le direttive espresse dal Piano Regolatore di Roma Capitale. Ma andiamo con ordine.
Questo intervento altro non è che la compensazione di un progetto per la realizzazione del quale inizialmente era stata individuata la zona di Santa Fumia. In più – si legge nella delibera – nello stesso quadrante sarebbero già in programma altre due azioni, una che prevede l’edificazione per 30mila metri cubi e un’altra per ulteriori 100mila, per un totale di 300mila metri cubi a carattere unicamente residenziale.
Il problema attualmente è rappresentato dai quei 170mila metri cubi di compensazione per Santa Fumia: il sito in questione subì un cambio di destinazione d’uso, in poche parole a Santa Fumia non era più possibile costruire poiché il luogo a seguito del Nuovo Piano Regolatore sarebbe stato destinato ad agro romano, motivo per cui il progetto venne dirottato nella zona di via di Brava.

In merito al nuovo Print il Consiglio del Municipio XVI venne chiamato ad esprimersi nel luglio del 2010: il parere all’epoca fu positivo. Il piano infatti prevedeva l’edificazione di un’area in questo modo suddivisa: non più del 20% del nuovo complesso sarebbe stato composto da appartamenti mentre il restante avrebbe avuto una destinazione d’uso suddivisa tra commerciale, uffici e una zona a carattere non residenziale (ovvero alberghiero).

Le cose però non sono andate esattamente così, il progetto dal 2010 ad oggi è cambiato. Attualmente il piano per quella zona prevede la costruzione di 170mila metri cubi unicamente di appartamenti; tutti gli altri servizi previsti per il quadrante sembrano spariti. In più un parere negativo dell’avvocatura di fronte alla richiesta di riconoscimento della compensazione edificatoria si è aggiunto a complicare la faccenda.
L’attuale progetto – ci dicono sia Bellini che Roberto Baldetti, Assessore municipale ai Lavori Pubblici – non è coerente con quanto stabilito dal Piano Regolatore. Il nuovo intervento infatti prevede l’edificazione di 170mila metri cubi tutti a carattere residenziale quando invece quella intorno a via di Brava è una zona a finalità produttive. Al suo interno inoltre attualmente sono presenti solo gli scheletri dell’ex Molino Agostinelli, un molino dismesso a ridosso di via del Pescaccio di cui il progetto prevede la demolizione.

“Il problema – afferma il Presidente – è la fonte della cubatura perché S. Fumia non è tra le tabelle indicate nel Piano Regolatore come oggetto di compensazione. Abbiamo chiesto, quindi, l’interruzione della delibera per procedere ad un’ulteriore verifica in tal senso”.A complicare la questione esprimendosi diversamente dall’Avvocatura è stato il Consiglio di Stato: “Tutta la faccenda ora vive in un paradosso – seguita Bellini – in cui ci sono Consiglio di Stato e Avvocatura che affermano concetti opposti”.

Successivamente alla sentenza del Consiglio di Stato non ci sono state più espressioni da parte dell’Avvocatura. Telegrafico il commento dell’Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Marco Corsini, che commenta così il parere negativo del Consiglio Municipale competente: “L’iter amministrativo della delibera ha superato la decisione di Giunta e andrà avanti, a prescindere dal parere del Municipio. Sarà l’Assemblea capitolina che poi deciderà se approvarla o meno”.
Pronta la risposta di Bellini che afferma: “L’Assessore Corsini dovrebbe preoccuparsi del parere negativo del Municipio poiché siamo in presenza di una nota dell’avvocatura – antecedente alla sentenza del Consiglio di Stato questo è vero – che però sosteneva che non si sarebbe dovuto procedere in tal senso.”

Attualmente però il percorso del progetto – nonostante il no del Municipio XVI – non è interrotto e il programma urbanistico per la zona andrà avanti salvo bocciature future. “Condivido le perplessità avanzate dal Municipio XVI in merito alla realizzazione di altri 170mila metri cubi in via di Brava – sostiene Federico Rocca, Consigliere Pdl di Roma Capitale – poiché vi sono due ordini di problemi. Il primo ovviamente è la coerenza dell’intervento con gli strumenti urbanistici vigenti e su questo è indispensabile avere un parare chiaro e celere da parte dell’Avvocatura Comunale e del Dipartimento all’Urbanistica che solleciterò nei prossimi giorni. L’altro aspetto è l’elevata concentrazione di nuove realizzazioni in un unico quadrante con il rischio di gravare eccessivamente la zona peraltro ancora carente di servizi pubblici. Pertanto ho forti dubbi sull’opportunità di voler far realizzare questo intervento urbanistico e mi auguro che si voglia riflettere attentamente prima di passare all’approvazione definitiva”.

L’Assessore Baldetti – come gli altri attori politici in contrasto con l’opera prevista per via di Brava – pone l’accento sulla necessità di definire una destinazione d’uso che sia coerente con le esigenze del territorio, questione su cui insistono anche gli altri attori municipali intervenuti nel commentare la vicenda. L’intervento è da scongiurare secondo Ortu: “Non chiediamo di non costruire, ma di conformare prima il territorio attraverso misure che interessino viabilità, servizi pubblici e commerciali, un’adeguata rete di trasporti e uffici amministrativi decentrati”.

“Credo – conclude Giudici – che prima di costruire una qualsiasi opera in quel quadrante occorra pensare alle esigenze di quel territorio e a realizzare le opere di urbanizzazione primaria che ancora non sono state fatte. Noi come politici dobbiamo opporci e chiedere che al territorio venga dato qualcosa in più prima della realizzazione di questo complesso, c’è stato chiesto di fatto un parere che per questi motivi quindi è stato contrario”.

Anna Paola Tortora