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Bilancio comunale: dopo la manovra del Governo, approvazione il 31 luglio

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Nella finanziaria previsto lo stanziamento di 300 milioni, ma è polemica trasversale sugli stipendi dei consiglieri.

Dopo i dati che ci davano in risalita e le rassicurazioni sulla tenuta economica del paese, tutto ci si aspettava meno che una manovra economica così rigida che ha lasciato perplessi esperti e cittadini, a partire da quelli impiegati nella pubblica amministrazione che dal 2011 al 2013 avranno gli stipendi bloccati. Dall’approvazione di questo testo dipendeva anche il bilancio di Roma, che sarebbe dovuto essere pronto già a dicembre 2009 ma che, a causa del buco di 9 miliardi e 571 milioni (dati della Ragioneria di Stato) necessitava di una cifra certa sugli stanziamenti per la Capitale. E la cifra è arrivata, 300 mln di euro, a fronte dei 500 ricevuti fino all’anno scorso per “Roma Capitale”. Fino al 2009 i 500 mln di euro arrivavano in liquidità al Comune, per il 2010 erano stati stanziati 200 mln con questa modalità e altri 300 erano stati resi reperibili attraverso la demanializzazione del patrimonio immobiliare dello Stato (per lo più caserme da convertire in strutture per i privati). La mancata approvazione del bilancio ha avuto ripercussioni soprattutto sull’amministrazione dei municipi che, a causa dell’esercizio provvisorio, hanno visto assicurarsi i fondi solo per le spese obbligatorie e sono stati costretti a lavorare con somme mensili limitate a 1/12 di quanto speso l’anno scorso. Si era accesa una polemica dai toni forti tra l’Amministrazione comunale, costretta a dover temporeggiare, e i municipi con giunte di centro sinistra che protestavano per l’incertezza sui tempi, la carenza dei servizi offerti e rispondevano alle accuse di non saper gestire le risorse economiche a loro disposizione. Tuttavia ora i toni si sono smorzati e sembra esserci la volontà comune di tutte le forze politiche di lavorare insieme per il superamento del periodo di crisi. L’Assessore al Bilancio Maurizio Leo ha delineato meglio l’articolazione del bilancio di previsione per il 2011. I 300 mln, ci spiega, sono stati assicurati strutturalmente dal Governo per i prossimi 37 anni. Gli altri 200 mln necessari per raggiungere i 500 previsti per la gestione commissariale (nel 2008 lo stesso Alemanno è stato nominato Commissario dal Governo), si reperiranno grazie ad una tassa d’imbarco per gli aeromobili in partenza da Roma, quantificabile in 1 euro per passeggero e attraverso l’aumento dell’addizionale IRPEF dello 0.4%, una scelta che Alemanno avrebbe voluto evitare poiché colpisce ulteriormente gli stipendi, tra cui quelli degli statali, già bloccati per i prossimi 3 anni dalla finanziaria. Per il bilancio ordinario sono invece previsti 400 mln di euro. La logica portante è quella del contenimento della spesa e della riduzione degli sprechi. In questa direzione vanno la costituzione di una “Centrale per l’acquisto” (il cui scopo sarà evitare la sperequazione tra le spese dei vari Municipi) e la creazione della holding “Gruppo Roma”, che avrà il compito di monitorare e “armonizzare” tutti i bilanci delle aziende che collaborano con il Comune, per assicurare criteri virtuosi nella gestione in funzione dell’efficienza (se non si raggiungono risultati prefissati viene meno il rapporto). Ad essere interessate sono tutte le aziende che erogano servizi all’Amministrazione (Roma Entrate o Zètema per esempio) e alla città (Ama, Atac, Metrebus e altre). Sul fronte del rinvenimento di risorse si punterà alla “tassa di soggiorno” che verrà stabilita sulla base della categoria degli alberghi: un contributo che ricadrà sui turisti e che porterebbe nelle casse del Comune tra i 60 e i 100 mln di euro. Altro provvedimento sarà l’aumento dell’addizionale ICI sulle seconde case stabilmente sfitte, volto anche a limitare il fenomeno degli affitti in nero. Sembra scongiurato il pedaggio sul GRA, mentre lo si vorrebbe inserire sulla Roma-Fiumicino. Altro fronte su cui si sono aperti duri contrasti è stato il possibile accorpamento dei Municipi (riduzione da 19 a 9), ipotesi che fino a dicembre Alemanno aveva scongiurato con fermezza ma a proposito della quale il mese scorso ha dichiarato: “Sarà fatto un monitoraggio per decidere se confermarli tutti o cambiarne i confini”. Comunque vada si tratta di un provvedimento che si renderà necessario qualora venisse approvato il Federalismo Fiscale dal Governo. Sul bilancio si è espresso il Presidente del XVI Municipio, Fabio Bellini, che ha rintracciato due motivi principali a cui risalire per comprendere il presente: “Da una parte un deficit che risale al periodo 2001-2003, quando sono stati fatti massicci investimenti per i cantieri delle metropolitane mentre però veniva definanziato il fondo ‘Roma Capitale’ e dall’altra l’abolizione dell’ICI sulla prima casa da parte del Governo Berlusconi, una tassa che portava al Comune di Roma 380 mln di euro”. Bellini ci parla del suo territorio, denunciando l’impossibilità di fare interventi di manutenzione sulle strutture scolastiche, poiché “il bilancio sarà operativo solo a partire dal 10 settembre, a ridosso quindi dell’inizio dell’anno scolastico”. Altro dato emblematico è la riduzione dei fondi per i centri estivi, a cui quest’anno verranno destinati 10.000 euro a fronte dei 30.000 dell’anno passato. Bellini non esita a definire la città “paralizzata”. A ribadire la carenza di fondi e la paralisi a cui si sta per arrivare è anche Andrea Catarci, Presidente del Municipio XI, che avverte: “Entro la metà di giugno il Municipio non potrà più far fronte al pagamento dei servizi di assistenza domiciliare a favore di anziani e utenti disabili. Persino il pagamento delle Case Famiglia che ospitano i minori rischia di non essere effettuato”. Già in passato Catarci aveva segnalato la mancanza addirittura di materiale di cancelleria e carta igienica, oltre ai contributi dell’emergenza abitativa, che mancano da marzo, e ora la protesta si leva anche contro il Governo che, tra le altre disposizioni, ha stabilito l’abolizione del gettone di presenza per i consiglieri municipali, la fonte di guadagno dei politici delle amministrazioni locali, che dipende dalle presenze in consiglio. Il Presidente, ricordando che i consiglieri “percepiscono tra i 500 e i 700 euro al mese senza contributi di alcun tipo”, ha dichiarato: “Il decreto sopprime di  fatto Circoscrizioni e Municipi, azzerando ogni rimborso spese per i consiglieri”. Su questo tema la convergenza è stata trasversale. Infatti Augusto Santori, Consigliere Pdl del XV Municipio, ha aspramente criticato il provvedimento preso dall’esecutivo e si è detto pronto ad organizzare uno “sciopero di tutte le sedi politiche” per difendere l’operato dei consiglieri “nonostante l’enorme tasso di sfiducia di cui gode oggi la classe politica nazionale”. E ribadisce: “Reputo molto miope che il Palazzo voglia salvarsi dall’assedio di una grave crisi economica e sociale e dai numerosi benefit di cui ancora serenamente gode, andando a risparmiare proprio sulle fondamenta dell’intero sistema politico”. E sul fronte della politica nazionale aspettiamo di vedere cosa accadrà nelle prossime settimane.

Stefano Cangiano