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Il silenzio e’ mafia

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Mafie, a Roma una mostra a 20 anni dalla morte di Falcone e Borsellino, inaugurata a Palazzo Incontro da Zingaretti e Don Ciotti.


(DIRE) Roma, 21 maggio – Il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a vent’anni dagli attentati in cui barbaramente fu tolta loro la vita, all’interno di un percorso di immagini che ripercorre uno dopo l’altro gli avvenimenti che hanno caratterizzato la mafia in Sicilia negli ultimi anni. “Il silenzio è mafia” è il titolo della mostra fotografica inaugurata stamattina dal Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e dal presidente di Libera, don Luigi Ciotti, sarà a Palazzo Incontro fino al 9 settembre: a cura di Franca De Bartolomeis e Alessandra Mauro per “Contrasto”, organizzata dalla Provincia – Progetto ‘Abc’, la mostra vuole ricordare il tempo della lotta alla mafia attraverso i momenti più significativi, dalle tappe più atroci ai traguardi e alla consapevolezza acquisiti. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del ciclo di incontri “Il tempo della lotta alla mafia. ‘Lezioni civili’ in ricordo di Falcone e Borsellino”, promosso dall’amministrazione provinciale da oggi al 19 luglio sempre a Palazzo Incontro. 
Questa, ha detto Zingaretti, “è un’iniziativa per noi molto importante. Nelle ultime ore le vicende drammatiche di Brindisi hanno riacceso i riflettori sui grandi temi della legalità, della lotta alle mafie e dell’impegno civile, ma il nostro impegno morale non c’è solo quando si riempiono le pagine di cronaca, ma 365 giorni all’anno”. ‘Il silenzio è mafia”, ha aggiunto il presidente, “non è una parentesi, ma parte dell’impegno costante nell’ambito di ‘Provincia senza mafie’, con iniziative che vanno dalla Consulta anti-mafia alla manifestazione in Centro dell’anno scorso, dall’impegno con i sindaci ai tanti progetti con Libera”.

In merito a ‘Lezioni civili’, “l’abbiamo chiamata così proprio perché a far lezione ai ragazzi delle scuole saranno alcuni dei protagonisti dell’impegno civile, da Peppino Di Lello a Franco La Torre e Pietro Grasso, con la chiusura del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone”. Incontri che “hanno come cuore il racconto della cronaca, ma anche i valori connessi e legati all’impegno per la democrazia e a difesa della liberta”.

Durante la conferenza stampa, don Ciotti ha tenuto vuota la sedia accanto a sé. Questo perché, ha spiegato, “prima della
sua morte Falcone aveva in agenda ‘Lezioni di mafia’, un programma televisivo sul Tg2. Dopo l’attentato di Capaci il
programma venne confermato, ma le lezioni andarono in onda con una sedia vuota. Oggi in questa sedia per me c’è Melissa”.
Don Ciotti era “lì poche ore dopo l’esplosione, in terra ho trovato un quaderno che parlava di Costituzione e legalità. E sono proprio queste le nostre ‘Lezioni civili’: parole e immagini al servizio della verità, il dovere e la responsabilità della ricerca contro il ristagno e la deriva delle coscienze dei saperi e della memoria”. Per il fondatore di Libera “è importante graffiare le coscienze e dare continuità 365 giorni anno, affinché la memoria diventi impegno. Le mafie – ha concluso Ciotti – sono forti quando la politica è debole”. (Mgn/ Dire)

Scheda Mostra – IL SILENZIO È MAFIA. FALCONE E BORSELLINO VENT’ANNI DOPO

Un omaggio al ruolo e alla figura di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella memoria degli attentati nei quali, venti anni fa, furono barbaramente uccisi. Oltre la rievocazione di quel periodo, oltre il ricordo dei risultati ottenuti dai due giudici e dalla Procura di Palermo, la mostra vuole ricordare il tempo, quello della lotta alla mafia, scandito nei suoi momenti più significativi, nelle sue tappe più atroci ma anche nei traguardi raggiunti e nella consapevolezza acquisita. Le immagini compongono un percorso che fa da contrappunto a una cronologia di parole che mette insieme, uno dopo l’altro, i semplici, crudi avvenimenti che hanno caratterizzato
la mafia in Sicilia in questi ultimi anni. Seguendo il doppio percorso, fotografico e testuale, il visitatore può così ricostruire il senso della sua memoria personale a quello della lotta alla mafia.
Tra celebrazione e cronaca, l’impegno contro la mafia rappresenta un compito che riguarda non solo i magistrati e le forze dell’ordine ma anche i giornalisti e i fotografi chiamati a documentare il nostro paese e a far luce su una delle sue piaghe più profonde e antiche. E se col tempo, le forme di lotta alla mafia e di documentazione partecipata cambiano, seguendo le nuove esigenze di vita e di comunicazione, anche il lavoro di tanti che, sul campo, raccontano cosa significhi oggi la presenza della mafia e il valore dell’antimafia, cambia necessariamente e acquista nuovi linguaggi incisivi e profondi.
Anche solo raccontare la mafia,il lavoro di chi l’ha combattuta e di chi ancora la combatte, diventa allora una sfida a fare della rievocazione un impegno sociale e professionale. Un impegno urgente e indispensabile. Non si è lavorato invano in questi anni difficili. L’iniziale impegno di pochi ha costretto le istituzioni e la società a guardare in faccia la realtà di un fenomeno criminale
destabilizzante troppo a lungo minimizzato ed è valso ad aprire un varco, creare una testa di ponte che ha resistito, con gravi perdite e tra enormi difficoltà, a una pesante controffensiva. Adesso, fortificati dalle esperienze nel bene e nel male acquisite, è tempo
di andare avanti non con sterili declamazioni e non più confidando sull’impegno straordinario di pochi ma con il doveroso impegno ordinario di tutti in una battaglia che è anzitutto di civiltà e che può e deve essere vinta. Ottimismo e retorica a buon mercato?
Forse. Ma come sarebbe stato possibile spendere tanti anni in un duro lavoro di trincea se non vi fosse stata anche un po’ di sana retorica e un pizzico di ottimismo? I fatti, però, mi sembra che mi diano ragione e, comunque, una cosa è certa: indietro ormai non si può più tornare. Giovanni Falcone (“La mafia non è invincibile”, Micromega, 1990)

La mostra è a cura di Franca De Bartolomeis e Alessandra Mauro per Contrasto. In collaborazione con Zona. Stampe di Soluzioni Arte, Roma.

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1. I funerali di Padre Puglisi, Palermo, 17 settembre 1993.
© Shobha/Contrasto




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2. La città blindata mentre inizia il maxiprocesso a Cosa Nostra. Palermo, 1986.
© Roberto Koch/Contrasto



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3. Lenzuoli contro la mafia. Palermo, 1993.
© Shobha/Contrasto




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4. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Palermo, 27 marzo 1992. 
© Giuseppe Gerbasi/Contrasto



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5. Paolo Borsellino partecipa a una fiaccolata in ricordo di Falcone.
© Shobha/Contrasto



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6. Via Pipitone Federico dopo l’esplosione che ha ucciso Rocco Chinnici. Palermo, 29 luglio 1983.
© Shobha/Contrasto







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7. Il giudice Giovanni Falcone arriva a Palazzo di Giudizia con la sua scorta. Palermo 1989.
© Roberto Koch/Contrasto

 


8r

 

 

8. Felicia Bartolotta con la foto del figlio Peppino Impastato ucciso dalla mafia. Cinisi, 2003.

© Shobha/Contrasto