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Stadio della Roma: si guarda alla fattibilità dell’opera

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Parte l’iter ma rimangono incognite su proprietà, nuovi edifici e trasparenza sul progetto

Tratto da Urlo n.116 giugno 2014

TOR DI VALLE – Sono partiti il 30 maggio i 90 giorni durante i quali gli uffici tecnici di Roma Capitale dovranno analizzare lo studio di fattibilità, verificando il pubblico interesse per la costruzione del nuovo Stadio della Roma. Lo studio è stato consegnato da Mark Pannes, braccio destro del Presidente Pallotta, che sulla copertina del progetto ha scritto: ‘Audentes fortuna iuvat’ (la fortuna aiuta gli audaci). Un invito a dare l’assenso ma anche ad accelerare i tempi, soprattutto vista la volontà della Società di giocare nel nuovo impianto la stagione 2016/17. Dopo il verdetto di Roma Capitale, che dovrebbe arrivare entro la fine di agosto, la documentazione passerà in Regione con la Conferenza di servizi che avrà 120 giorni per poter concludere l’iter. Ma intanto non sono mancate le critiche alla gestione capitolina del progetto, con l’Associazione Italia Nostra che ha definito quella dello stadio “una partita troppo importante per essere giocata a porte chiuse”. In risposta, l’Assessore Capitolino all’Urbanistica, Giovanni Caudo, ha assicurato di aver previsto uno spazio nei locali del Dipartimento Patrimonio di piazza Giovanni da Verazzano, per condividere il progetto con associazioni, comitati e cittadini. Rimangono ancora alcune perplessità sull’intervento, come le caratteristiche idrogeologiche e la mobilità dell’area, sulle quali sarà compito di Roma Capitale far valere le necessità del quadrante, e rimane la possibilità che al fianco del nuovo impianto sorgano i tre grattacieli di oltre cento metri di altezza e 30 metri di lato, dell’archistar Daniel Libeskind. A complicare la vicenda è arrivata l’ufficialità del fallimento della Sais Spa, ex proprietaria dell’area su cui sorge l’ippodromo di Tor di Valle. È proprio questa società che ha venduto il terreno alla Eurnova di Parnasi il 25 giugno del 2013, per una cifra che si aggira attorno ai 42 milioni di euro. Fin qui tutto bene, se non fosse per la Sais che, il 26 giugno dello stesso anno, ha fatto richiesta di concordato fallimentare al Tribunale di Roma. Questa procedura potrebbe rimettere in discussione la vendita dell’area interessata dalla prossima costruzione dello Stadio, a causa della legge fallimentare che prevede in alcuni casi la revoca degli atti precedenti il fallimento di 6 mesi o un anno. In attesa di un’udienza di verifica, prevista per il prossimo 10 dicembre, anche Roma Capitale sembra volerci vedere chiaro: “Il rappresentante dell’Avvocatura ha predisposto una lettera da inviare alla proprietà del terreno per chiedere formalmente notizie sul trasferimento di proprietà – ha spiegato l’Assessore Caudo – allo scopo di valutare le eventuali implicazioni che la dichiarazione di fallimento del precedente proprietario potrebbe comportare”.

Leonardo Mancini