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La Regione cancella il ticket per i disabili

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Intervista all’ On. Tonino D’Annibale, Vice Presidente della Commissione Lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali.

D’Annibale ci racconta come, in seguito all’intervento del Partito Democratico, il Consiglio regionale ha stanziato 16 milioni di euro nell’ultima Finanziaria, evitando il ticket del 30% ai disabili con reddito annuo inferiore a 13mila euro e ai minori di 18 anni con handicap che abbiano un reddito Isee familiare non superiore a 26mila euro. Un grande risultato per una battaglia condotta contro una tassa vergognosa che nei mesi scorsi aveva messo in grave difficoltà anche le strutture che erogano le prestazioni, un obiettivo perseguito non da ultimo attraverso la raccolta di 5000 firme, nelle piazze e nelle sedi istituzionali competenti.

Quando nasce la questione dei ticket sulla riabilitazione?
L’introduzione del ticket è un’idea del commissario, nominato dal governo Berlusconi,  Elio Guzzanti, che ha tentato di obbligare la regione, già nella scorsa legislatura, a introdurre questa tassa. Allora la Regione si oppose, perché un ticket di questo tipo venne considerato da subito dannoso e devastante: un disabile se non viene curato si aggrava inesorabilmente e in questo modo aumentano i costi futuri. La risposta fu dunque negativa. Oggi c’è stato di nuovo il tentativo di introdurla e noi lo abbiamo impedito. È ovvio che per farlo abbiamo stimolato una discussione e abbiamo trovato anche da parte di chi governa la Regione una certa sensibilità, dal momento che abbiamo evidenziato un problema reale. Un ticket dunque che il centrosinistra si è rifiutato di applicare nella passata legislatura e che è stato riproposto, in un disegno più ampio di risanamento del debito della Sanità regionale. Il centrodestra stava lavorando su questa ipotesi: una tassa da applicare a tutti i soggetti che avessero superato i 4000 euro di reddito annui. Praticamente tutti. L’inserimento di un ticket di questa portata sarebbe stato drammatico per le famiglie dei portatori di handicap perché il 30% delle cure riabilitative corrisponde, a seconda dei casi, a una quota che va dai 400 ai 1100 euro mensili. E per di più doveva essere retroattivo al luglio 2010. 

Qual è stata la vostra reazione al tentativo di introdurre la tassa?
Siamo stati protagonisti di una mobilitazione, abbiamo convocato anche assemblee e manifestazioni alla vigilia della finanziaria. Abbiamo raccolto le firme in pochissimi giorni e tutto questo è servito per avere ragione. In Consiglio regionale abbiamo presentato un emendamento per determinare un nuovo percorso. Infatti nelle pieghe della Finanziaria abbiamo trovato 16 milioni di euro che hanno evitato di gravare ulteriormente sui portatori di handicap e hanno consentito di scongiurare questa situazione. Abbiamo costruito infatti, ragionando con i familiari e le varie associazioni impegnate nel settore, un emendamento che rimodula i limiti di reddito, dove il reddito di miglior favore è quello che viene preso in considerazione. Quindi sostanzialmente salviamo quasi tutti. Un grande risultato, nonostante anche l’Assessore avesse escluso qualsiasi ipotesi di questo tipo. In Consiglio regionale abbiamo ribaltato la situazione.

Cosa accadrà ora?
A questo punto la Regione deve emanare la Delibera per la giusta applicazione delle correzioni che abbiamo apportato. Intanto i centri stanno mandando ancora richieste di pagamento alle famiglie, e questo perché ovviamente avevano ricevuto un messaggio preciso prima della Finanziaria. Oggi stiamo invitando le famiglie che hanno questo problema a non considerare le richieste economiche che i centri stanno facendo in questa fase, perché l’Assessorato della Regione Lazio deve ancora elaborare la Circolare applicativa del testo di legge. Abbiamo affrontato una prima emergenza che era quella di salvare le famiglie da una richiesta onerosa che avrebbe spinto molti portatori di handicap a non curarsi più. Il dramma della disabilità è noto ma, alle condizioni stabilite dalla Regione precedentemente, nel caso di un disabile appartenente a una famiglia dove lavora un’unica persona quel ticket si sarebbe pagato ugualmente e si sarebbe ottenuto un unico risultato: l’abbandono delle cure. Questo perché, economicamente, molte di queste famiglie – sono 4000 nel Lazio – non avrebbero potuto far fronte alla spesa. Non ci fermiamo qui, perché è ovvio che in tutta la regione vada ridefinita complessivamente la funzione di un servizio così importante come la cura riabilitativa. Mentre la maggioranza continua a lanciare messaggi negativi, in direzione della riduzione del servizio, noi vogliamo difenderlo a tal punto che chiediamo a tutti grande responsabilità. Per me i centri che fanno riabilitazione, ad esempio, devono preoccuparsi anche di garantire ai portatori di handicap la vivibilità nella quotidiano. Non isolarli dentro quattro mura, ma rendere la vita dei portatori di handicap una vita piena di interessi. Immagino l’impegno verso il mondo della cultura, dell’arte più in generale, per l’ambiente, nello sport. Ci sono molte esperienze in questa regione: ippoterapia, laboratori teatrali, laboratori musicali, laboratori di pittura e di ceramica. Queste attività devono poter essere fruibili per tutti. E questo deve essere definito, dato che non l’abbiamo ben specificato in passato, in un testo di legge che riorganizzi l’intero sistema sociale del Lazio.

Qual è il prossimo appuntamento?
Sulla scia degli ultimi traguardi raggiunti il 10 febbraio presenteremo la proposta di legge di riorganizzazione del sistema sociale. Lo faremo all’Hotel Aran Mantenga, in via Mantenga 130 a Roma, alle ore 15. Ci saranno molti esponenti della politica, del volontariato, dei servizi sociali e soprattutto i protagonisti veri, i nuclei familiari dei portatori di handicap. Siamo convinti che intorno a questo tema sia necessario ricostruire una forte sensibilità sociale e politica, per questo motivo apriremo una nuova fase con il convegno del 10 febbraio, occasione per illustrare e discutere la proposta di legge e per costruire dei “tavoli settoriali” utili per affrontare tutte le questioni che legano il disegno di legge alla socialità del Lazio, per riorganizzare tutti i settori con norme che diano certezza del diritto di cittadinanza a tutti. 

Ilaria Campodonico