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San Francisco, i posti dei libri

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Un itinerario attraverso alcuni dei luoghi letterari più significativi della città, dove trovare i titoli giusti, ripercorrere le strade dei grandi scrittori e incontrare quasi per caso personaggi storici della letteratura di tutti i tempi.

In passato poeti e sognatori, visionari e vagabondi, hanno visto in San Francisco la possibilità di fuggire agli stili del conformismo, nella città della Beat Generation, dove scrittori come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso e Neal Cassady hanno provato ad esplorare il tema del pacifismo, dell’ecologia, della coscienza, dell’omosessualità attraverso forme inedite. Market Street è una delle vie principali che unisce due punti diametralmente opposti della città: dall’Embarcadero fino a Castro. Lungo la strada, venendo da Union Square, poco prima di arrivare alla City Hall, si incontra Larkin Street (civico 100) dove è stata costruita la San Francisco Public Main Library, la splendida biblioteca progettata da James Ingo Freed, in collaborazione con Cathy Simon, e inaugurata il 18 Aprile del 1996. Pagata in parte con fondi obbligazionari e in buona parte attraverso donazioni private, rappresenta il più grande incontro tra pubblico e privato mai accaduto nella storia della città.
La sua facciata di granito bianco è in stile Beaux Arts, mentre la facciata su Grove e Hyde Street ha più un’atmosfera contemporanea, in linea con l’attività commerciale di Market Street.
La Biblioteca Centrale è una struttura tecnologicamente attuale e accessibile a tutti. Circa 6.000.000 di persone hanno visitato la struttura durante lo scorso anno, e il numero dei libri è di 1.039.620. Ci sono più di 200 computer destinati agli utenti. Il sistema è progettato per garantire un libero accesso alle informazioni, alla conoscenza, per stimolare l’apprendimento indipendente.
Alla stazione di Powell, è possibile accedere alle linee dei treni Bart. Basta prenderne uno in direzione Richmond (linea rossa) per incontrare Downtown Barkeley, la fermata per l’università della California, uno dei principali centri intellettuali del mondo. Rinomata per la qualità dei suoi programmi accademici e la distinzione dei suoi docenti, è stata il punto focale del Free Speech Movement, delle rivolte degli studenti alla fine del 1960, nell’epoca delle proteste contro la guerra in Vietnam. Il sistema delle librerie di Berkeley è una delle migliori nel paese, la prima tra le università del Nord America. Le 24 biblioteche del campus contengono più di 10 milioni di libri, 90.000 pubblicazioni attuali, cinque milioni di microfilm, 60.000 registrazioni sonore, 400.000 mappe, 6.000 video e centinaia di migliaia di documenti del governo, così come rari codici miniati. La Bancroft Library – aperta dal unedì al venerdì – possiede una delle più importanti collezioni letterarie di tutto il mondo. Ci sono infatti gli archivi della City Lights e di Lawrence Ferlinghetti, le carte di Dave Haselwood e Auerhahn Press, e gli archivi di Richard Brautigan, Philip Whalen, Michael McClure, e David Meltzer.
Oggi da Union Square basta prendere il bus 30 o 45, per arrivare a Columbus Avenue (civico 261) dove si trova ancora la City Lights, la libreria della beat generation, con tre piani di libri: il primo dedicato alla poesia, il piano terra alla letteratura, alle pubblicazioni della City Lights e alle riviste, e il piano inferiore alla saggistica. Fondata nel 1953, l’intenzione era quella di costruire una libreria e insieme un circolo culturale per i poeti della città. Ma presto – con la direzione di Lawrence Ferlinghetti e del suo socio Shigeyoshi Murao – divenne una casa editrice. Arrestati per aver pubblicato “L’Urlo e altri poemi” di Allen Ginsberg, vinsero la causa grazie alla famosa sentenza secondo la quale i libri che hanno il potere di redimere la società non devono essere banditi. E così negli anni successivi vennero pubblicati Lenny Bruce, Paul Bowles, Noam Chomsky e William S. Burroughs.
La storia della libreria comincia quando Peter D.Martin, figlio di un editore anarchico, nel 1952 decide di creare il primo magazine della cultura pop con il nome di City Lights, dopo il successo del grande film di Chaplin, e pubblicando Robert Duncan, Philip Lamantia, Lawrence Ferlinghetti. Dopo pochi anni, Martin lasciò San Francisco e Ferlinghetti decise di comprare la libreria e dare vita alla sua idea originaria, quella di fondare una casa editrice. In pochi anni, vennero pubblicati Bukowski, Shepard, Bataille.
E se il martedì capitate lì attorno, in una traversa di Columbus Avenue – Vallejo Street 601 – al Caffè Trieste potreste avere la fortuna di incontrare Lawrence Ferlinghetti, sorseggiando un magnifico caffè espresso e ascoltando canzoni italiane uscire da un vecchio jukebox.

Ilaria Campodonico