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Gli operatori del gioco vogliono ‘certezze’ sugli investimenti e Baretta ‘assicura’

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Era inevitabile che dopo la sottoscrizione dell’accordo sul gioco e sulle slot machine gratis, il sottosegretario Baretta venisse sottoposto ad un “fuoco di fila” di domande che “pretendono” assolutamente delle risposte: gli operatori del gioco sono abbastanza “angosciati” dal contenuto dell’accordo per ciò che riguarda la tutela dei loro investimenti. Ecco, quindi, che lo stesso Baretta evidenzia le modalità con cui questi investimenti saranno garantiti e, nello stesso tempo, conferma che le (benedette) gare (altro argomento di estremo interesse) saranno indette entro l’anno.

Baretta sottolinea che l’accordo, ed i successivi interventi, parte dalla riduzione dell’offerta del prodotto gioco e dal numero fissato in 55mila punti di gioco che rappresenteranno la nuova rete distributiva: la riorganizzazione parte da questi dati. Un altro grande principio consolidato nell’accordo è la qualificazione e la certificazione dei punti vendita e sulla formazione degli operatori: proprio questa certificazione dei punti vendita sarà lo strumento a garanzia della tutela degli investimenti esistenti.

Tutela, punto estremamente e particolarmente importante per il futuro, visto che quello che gli operatori di gioco chiedono da sempre è la certezza normativa. Ovviamente, non si può parlare di certezza totale, ma non si deve neppure interpretare in senso opposto il tema della distribuzione e, cioè, in termini proibizionistici perché questo “non rientra” nell’accordo. Poi dopo le “rassicurazioni” sugli investimenti, si passa a discutere della fiscalità ed ogni scelta che il Governo ha preso o prenderà comporta, ovviamente un pensiero politico.

Quello che riguarda l’ultima tassazione con la manovra-bis o la “famigerata manovrina”: tassare il gioco è stata una scelta poiché ritenuto più dannoso rispetto alle bevande gassate che ne sono state esentate. E poi a conclusione di questa “chiarificazione generale per gli operatori” si conclude che finalmente il gioco può essere considerato un comparto regolamentato in maniera equilibrata, cosa che prima non era mai avvenuta.

La presa di coscienza che questa legislatura si è assunta è quella di preoccuparsi delle persone e della salute pubblica perché la diffusione, od il fenomeno del gioco, aveva assunto una dimensione troppo spregiudicata alla quale lo Stato si doveva opporre ed intervenire. Ma nello stesso tempo, il Governo è anche portavoce di una “verità”: non tutto il gioco porta a patologie, il gioco è nato e cresciuto come un sano divertimento e deve rientrare in questi “ranghi” anche per essere meglio accettato dal “sociale”.

Quindi, il mondo del gioco (che non è tutto un azzardo) deve essere oggi sereno così come gli imprenditori che di gioco vivono e tutta la filiera. L’accordo è stato siglato pensando certamente alla tutela della salute, ma anche alle imprese, ai suoi investimenti, al suo futuro ed al suo posto nella società e nella vita dei cittadini: che siano giocatori o meno, poco importa.

Il fatto, poi, che nell’accordo si sia inserita appunto la certificazione dei punti gioco dovrebbe essere recepito assolutamente come tutela di coloro che in questo settore hanno investito: infatti, tale certificazione comporta una formazione ed una professionalità adeguate da parte degli operatori quindi una qualificazione. E questo non farà altro che “innalzare l’asticella” degli addetti ai lavori, li qualificherà e farà in modo che le relative imprese avranno un futuro più responsabile, certo, più redditizio e di maggiore soddisfazione che ripagherà le stesse imprese di quello che hanno pensato di “rischiare in questo gioco”: ora gioco più equilibrato e trasparente e, soprattutto, più qualificato.