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A Roma la cultura è in saldo?

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circo massimo

Si è parlato molto in queste ultime settimane della “svendita” del patrimonio culturale di Roma. Tutto è iniziato con il concerto dei Rolling Stones, tenutosi il 22 giugno nella splendida location del Circo Massimo.

Il contesto era davvero d’eccezione e la storica rock-band ha incendiato sia uno stuolo di fan estasiati, sia un mare di polemiche conseguenti. Il perché è noto: il Sindaco Marino, a quanto pare, avrebbe affittato l’arena per poco meno di 8mila euro. “Scandalo”, “Roma svenduta”, “affittiamoci tutti il Circo Massimo”: sono solo alcune delle frasi di routine di questi ultimi tempi. Infatti, se da una parte l’evento è stato indubbiamente prestigioso, dall’altra ha alimentato un’amara riflessione su quanto una possibilità così ghiotta economicamente sia stata sprecata e su come i nostri beni archeologici non vengano preservati a dovere. 

Sul canone di locazione irrisorio la spiegazione risiede sulle tariffe capitoline per l’affitto del suolo pubblico che, a detta del Sindaco, presto saranno di ben dieci volte superiori alle attuali. Le polemiche non sono del tutto opinabili e le comprendo. Ciò che invece non capisco è perché i problemi saltino fuori solo a ridosso degli avvenimenti (cittadini, sì, ma soprattutto attori istituzionali). Cosa si può fare un giorno prima? Bloccare tutto? Non penso proprio. Qualche mese fa, forse, chissà.
Inoltre, quando si parla di eventi, si critica sempre il fatto che le amministrazioni spendano secchiate di denaro per realizzarli (ma non è sempre così, in questo caso sembra che sono 170mila euro i soldi investiti dall’organizzazione per servizi di trasporto pubblico, pulizia e sicurezza), ma si parla poco dell’indotto economico per la città e del valore che ha in senso assoluto l’evento culturale in sé, anche per la sua funzione sociale, di aggregazione.
Passino dunque, con riserva, le polemiche sull’aspetto economico (guadagnarci un po’ non farebbe male vista la condizione delle casse comunali). Ma ce ne sono state molte, peccanti di ipocrisia, riguardanti il potenziale danneggiamento che un’area archeologica come il Circo Massimo avrebbe potuto subire. Ecco: quanti di questi “preservatori archeologici” hanno inneggiato alla vittoria calcistica dell’Italia nel 2006, proprio nella stessa location? Quanti di loro non hanno posto nessun tipo di problema in quell’occasione? E quanti altri eventi sono stati realizzati lì, proprio lì, senza scatenare polemiche?
Che la cultura a Roma sia “svenduta” (purtroppo non per i fruitori della stessa) è un dato di fatto, ma i “polveroni” bisognerebbe alzarli in modo costruttivo. Che sia troppo impegnativo?

Serena Savelli