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Il “Pm di campagna” Nicola Gratteri parla di lotta alle mafie ed efficienza della magistratura

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trame

La ricetta del Procuratore aggiunto di Reggio Calaria: aggiornare le normative, eliminare gli sprechi e investire in istruzione e cultura


Lamezia Terme inizia a popolarsi, attorno a piazzetta San Domenico ci sono gli stand delle case editrici e delle associazioni che partecipano al festival Trame, un gruppetto di ragazzi di Libera colora ulteriormente la piazza con i suoi colori, i volontari della manifestazione si danno da fare ma il clima è dei più sereni. Trame è già in paese da due giorni e pare che tutti si siano abituati, Tano Grasso corre sorridente munito del consueto sigaro e fa la spola tra un incontro e l’altro, mentre a palazzo Nicotera si parla di mafia a Milano arriva Nicola Gratteri e la piazza è già piena. Dopo arriverà Lirio Abbate a ricordare come, al terzo giorno di manifestazione, la il Tg regionale della Rai non abbia ancora mandato una troupe a registrare quello che sta accadendo. Per fortuna però la Rai è arrivata e oggi il Tg 3 dà la notizia in tv, ai calabresi, agli stessi cittadini che hanno ospitato Trame e che ora stanno partecipando e sostenendolo. La riprova di un fatto che tutti ritengono eccezionale oltre che soprendentemente positivo: a Lamezia Terme, terra di ‘ndrangheta un festival sulla letteratura che si occupa di mafia ha smosso tutti.urlo

E l’arrivo di Gratteri ne è un’ennesima testimonianza.
Il Procratore è sorridente e non nasconde l’entusiasmo per la manifestazione, la gioia di potersi incontrare con i suoi conterranei e parlare liberamente, come da vent’anni a que
sta parte va facendo, della ‘ndrangheta e di tutte le mafie che affliggono il nostro il nostro paese e occupano spazi diversi nell’Europa e nel mondo. Gratteri vuole parlare, quando inizia dà l’idea di non volersi fermare più e Francesco Gaeta (Il Sole 24 ore) che lo intervista è incalzato e travolto dal ritmo. Presto si capisce che la presentazione dell’ultimo libro di Gratteri, La giustizia è una cosa seria, è solo un pretesto, è una traccia indicativa con svolgimento libero. Tanti i temi trattati, si parte dalla credibilità delle istituzioni, con una critica rivolta a chi rivendica ciclicamente le vittorie sulla criminalità organizzata: “Gli strateghi, i professori universitari, i Ministri – dice Gratteri- che dicono che stanno sconfiggendo le mafie. dicono una bugia. La ‘ndrangheta è oggi ancora più potente perché più ricca, con una quantità incredibile di soldi contanti, ha quote consistenti in grandi società in tutta Italia e, grazie alla sua disponibilità economica, assumerà il controllo di queste società. Inoltre, fuori alle porte dei magistrati non ci sono certo file di commercianti e imprenditori che denunciano di essere taglieggiati dalle associazioni criminali, e questo dimostra una cosa: tuttoggi è ancora più coveniente pagare piuttosto che denunciare”. Una critica su tutta la linea all’establishment italiano e in particolare alla politica, colpevole di aver depenalizzato reati come l’abuso di potere e il falso in bilancio, di non aver riformato il sitema detentivo con pene certe, offrendo strategie che penalizzano  i cittadini normali e non i criminali. In particolare Gratteri si riferisce alla proposta di punire i commercianti che non denuncino di essere vittime del racket: “È inutile insistere sui commercianti, sui cittadini normali, cioè sulla parte più debole ricorrendo al ‘se non denunci ti cancello’, la prima cosa da fare è creare un sistema giudiziario che disincentivi la delinquenza”. E arriva la sua proposta, netta e senza margini di interpretazione: “È necessario riformare il Codice Penale, quello di Procedura Penale e il sistema detentivo da una parte (la pena per usura prevede la detenzione da 2 a 10 anni e, in media, un usuraio resta in prigione due anni e mezzo), investendo, dall’altra, sull’istruzione e in generale sulla cultura”. Dura la critica sul versante scolastico: “Le classi sono diventate dei progettifici, i nostri ragazzi non sanno più parlare italiano e di certo non possono esistere classi che arrivano a 35 alunni”.
Un’analisi a tutto tondo, che rimbalza dalla cultura della legalità alla perizia di chi la legge la fa rispettare e si impegna per tutelarla, ricostruendo la verità e condannando chi delinque. Gratteri si sposta alla realtà di tutti i giorni, al lavoro degli inquirenti: “È inportante sapere interogare una persona che vuole collaborare. Bisogna conoscere la sua storia personale, quella dei suoi amici e nemci, per svuotarlo del tutto, per f
are in modo che non trattenga nulla di quello che sa, perché la ‘ndrangheta è una religione, un credo fino alla morte e si basa sull’osservanza ortodossa delle regole, è questo il segreto che la tiene unita e la rende più forte della camorra e della mafia dove, su 10 arrestati 8 collaborano, dimostrando che ormai sono sfaldate e sono ridotte a gangsterimsi locali”. Su questo tema il Procuratore insite e offre spunti illuminanti, sgombrando il campo dai tanti equivoci e dalle leggende che nel tempo hanno guadagnato una credibilità priva di fondamento: “Finora solo due capi hanno collaborato con la giustizia, Franco Pino a Cosenza e Filippo Barreca a Reggio Calabria, in generale chi collabora è uno ‘ndranghetista di serie c, le famiglie più potenti, come i Pelle di San Luca o i Piromanni restano inattaccate, perciò dire che si sta vivendo una primavera, che la mafia è stata sconfitta non quivale al vero, io non me la sento di dirlo”.L’incontro si sposta sul versante politico e, anche qui, Gratteri non risparmia critiche a nessuno, riferite anche al passato, per esempio quando dice che “l’ultimo Governo Prodi non ha fatto nulla contro le mafie”. Sull’attualità il gudizio è artiolato: “Il Governo attuale ha fatto delle cose buone, come abolire il patteggiamento in Appello, uno scandalo che consentiva di abbassare le condanne anche di 20 anni, è diventato possibile confiscare i beni di propietà di mafiosi morti anche agli eredi e ha accellerato i processi per il conferimento dei beni sequestrati alle Associazioni”. Certo la realtà si rivela poi molto più complicata e, a fronte di un provvedimento positivo elaborato dal Governo, si registrano atti inspiegabili e di certo non dettati da uno spirito di civiltà e legalità, come in un altro incontro ha raccontato Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino che da anni vive sotto scorta a causa delle minacce ricevute dai camorristi, che ha ricordato come a Castel Volturno il sidaco appena insediatosi abbia chiesto la restituzione di un immoblie confiscato alla camorra all’associazione Jerry Masslo.
Gratteri però attaca la Riforma della giustizia paventata dal Governo: “Non far dipendere le indagini della Polizia Giudiziaria dal Magistrato sarebbe una decisione devastante: Oggi c’è l’obbligo per le forze di polizia di comunicare subito gli sviluppi di un’indagine al magistrato, con la norma proposta potrebbe succedere che un Vice Questore, dopo aver ricevuto la notizia da un poliziotto possa scegliere di gestire personalmente la comunicazione grazie alla discrezionalità, specie se è in attesa di una promozione o se le indagini riguardano la Pubblica Amministrazione”. Dura poi la critica alle tante notizie diffuse sulle intercettazioni, in particolare  dai membri del Gioverno. Gratteri ha ribadito l’utilità di questo mezzo fondamentale per le indagini: “Sono il mezzo più economico e intelligente per condurre le indagini: consentono di seguire gli spostamenti dei criminali, di conoscere in anticipo le loro mosse  e sono inequivocabili nella raccolta delle prove, che si basa sulla viva voce di chi è protagonista delle vicende, inoltre servono a tutelare gli innocenti coinvolti dai pentiti nelle loro false deposizioni, una garanzia per tutti”. Sul capitolo costi arriva la stoccata: “Il Ministro Alfano ha denunciato per il 2010 una spesa di un miliardo per le intercettazioni e si è parlato di 7 milioni di itaiani intercettati ma la realtà è un’altra e  più articolata, segnata in particolare da sprechi diffusi del denaro pubblico a fronte di tagli alle forza di polizia che da mesi non percepiscono gli straordinari. Un dato su tutti: un pedinamento ha un costo medio di 2 mila euro, perché sono impiegati mezzi, risorse e uomini per lunglo tempo, 24 ore di intercettazione invece costano 10 euro più Iva. Quanto agli italiani intercettati si tratta di una bugia. Per intercettare 7 milioni di persone ci sarebbero voluti 250.000 ascoltatori, una quantità spropositata, che non abbiamo in Italia. La realtà è che non si tratta di persone intercettate ma di telefoni, schede soprattutto. Pensiamo ai trafficanti di cocaina, che hanno come prassi quella di cambiare scheda telefonica ogni 48 ore, in 2 anni 50 persone hanno utilizzato 10.360 schede. Ancor più banalmente pensiamo a un professionista normale, che possiede un numero fisso per la propia abitazione, un cellulare personale e magari anche una scheda aziendale. Si comprende allora come quelle che vegono dette siano nient’altro che bugie”.
Anche qui Gratteri elabora la sua proposta per limitare la spesa e facilitare l’azione degli inquirenti: “L’informatizzazione è decisiva, non si può pensare di mandare poliziotti in giro per l’Italia a fare da messi notificatori quando, grazie alla Posta Elettronica Certificata (Pec ndr), i tempi e risprse impeigate si riducono drasticamente. Un altro problema sono i tribunali inutili, almeno 40 in Italia, penso a zone come il Piemonte dove, in certi casi, alcuni tribunali sono a 7-8 km di distanza, eredità di una divisione dei territori ottocentesca. Chiudere i tribunali inutili e raissorbire il personale nelle struttre già esistenti comporterebbe risparmi consistenti su persone, patrimonio, utenze e costi di gestione, soldi utilizzabili per pagare debiti e straordinari”.
In un quadro così peculiare e bloccato da troppe zavorre di natura politica, amministrativa, criminale oltre che sociale il Procuratore Gratteri ci tiene però a dire la sua sulla politica, le istituzioni e sull’Italia: “Da 15 anni ricevo proposte per entrare in politica ma, per come ora è strutturato il parlamento, con un manipolo di persone che scelgono i deputati da eleggere, non servirebbe a nulla. Mi sento molto più utile facendo il Pubblico Ministero di Campagna. Questo però non cambia un dato di fatto: Fare politica è la cosa più nobile che esista, perciò non devono esistere bavagli e freni, è compito della politica stessa autoriformarsi e regolamentare. I politici attuali sono mediocri e ci costringono a essere derisi all’estero. Non lo accetto, perché sono convinto che l’Italia sia un grande Paese. Noi italiani abbiamo però un difetto enorme: siamo individualisti, vogliamo sempre primeggiare sugli altri senza collaborare e senza accettare critiche”. E una critica la fa anche alla categoria, in particolare ai magistrati che entrano in politica: “Se scelgono di fare politica devono dimettersi dalla magistratura e non devono più rientrarvi, non si può ricorrere al congedo momentaneo, soprattutto lo devono ai cittadini, che non devono aver paura delle idee politiche del magistrato che hanno di fronte ed essere per questo inibiti, condizionati, influenzati”.
Un confronto che avrebbe potuto continuare ancora per ore finisce con il richiamo di Gratteri a investire sull’istruzione e nella cultura a tutto tondo, un appello e insieme un monito che richiamano lo spirito con cui Trame è nato e si sta incontrando con la popolazione, quello di far entrare la letteratura nelle città come strumento forte di informazione, sensibilizzazione e lotta contro le mafie.

Domani pubblicheremo un’intervista a Lirio Abbate, giornalista d’inchiesta dell’Espresso e direttore artistico del Festival.

Stefano Cangiano