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La nuova protesta nata dalla rete: Nun te regghe piu’

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Un gruppo nato dalla rete porta avanti la sua battaglia raccogliendo migliaia di consensi. Obiettivo: ridurre stipendi e indennità ai politici con l’approvazione di una legge di iniziativa popolare. I moduli per la raccolta firme anche presso i Municipi

Stipendi, indennità e ancora emolumenti, rimborsi, pensioni dopo cinque anni di attività parlamentare. Questo il carnet di voci di spesa che riguardano la politica italiana a tutti i lievelli, dai comuni fino e soprattutto al Parlmaneto, per arrivare al Governo e alla sua folta schiera di Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari, Consiglieri e che interessa anche i dirigenti di agenzie pubbliche, aziende partecipate e di proprietà dello Stato. Un esercito, uno stato nello stato, una popolazione di privilegiati che col tempo, e in questo tempo di crisi, è diventato l’emblema delle sperequazioni e delle differenze sociali basate sui privilegi che oggi risultano ancora più incomprensibili agli occhi dei contribuenti italiani, cittadini normali che lavorano per 40 anni per ottenere una pensione (da verificare quanto dignitosa), senza portaborse, senza auto blu e molte volte senza nemmeno i servizi essenziali.

Da questo presupposto è nato “Nun te regghe più“, altro esempio dell’efficacia del web nel coagulare spinte provenienti dai cittadini e renderle note ai più anche lontano dai circuiti informativi canonici. E’ così che da uan persona che propone di equiparare gli stipendi e tutte le entrate dei politici italiani a quelle dei colleghi europei si forma un gruppo facebook che per il momento conta più di 23.000 iscritti, che ambiscono a raccogliere le 50.000 firme necessarie per presentare una legge di iniziativa popolare alle Camere.
Come ricordano gli animatori del gruppo la legge conterrebbe un unico articolo: “

I Parlamentari italiani eletti al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, i Ministri, i Consiglieri e gli Assessori regionali, provinciali e comunali, i Governatori delle regioni, i Presidenti delle Province eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione statale ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’Unione Europea, più della media aritmetica degli eletti negli altri paesi dell’Unione per incarichi equivalenti”



 

 

 

Equiparare quindi la remunerazione dei politici più pagati d’Europa a quella dei colleghi degli altri paesi dell’Unione. Ancora una volta dunque in Italia ci si ritrova a reclamare la normalità e la decenza, combattare per l’equità sociale data per acquisita altrove ma che qui stenta a diventare argomento del dibattito politico e rimane oggetto di discussione per tutti i cittadini che assistono allo sperpero. Dopo i libri di Rizzo e Stella sui privilegi della casta politica, l’ultima pubblicazione di Mario Giordano sulla truffa istituzionalizzate delle pensioni e delle liquidazioni di fine attività per i parlmanetari è tempo di un altro capitolo nella lotta ai vantaggi dei politici.



I moduli per la raccolta delle firme, che dovranno essere in tutto 50.000, sono presenti anche presso le sedi di tutti i Municipi capitolini. Una volta raccolte le firme la proposta dovrà essere presentata al Presidente della Camera o a quello del Senato, che poi la passerà all’assemblea per la discussione. I dubbi sono tanti circa la linearità di questo iter ma non per questo bisogna desistere. In definitiva, sarà un altro segnale lanciato dalla popolazione, ormai sempre più insofferente, e ignorarlo non converrà a nesusno, soprattutto ai politici.


 

 

 


Stefano Cangiano