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BioInItaly 2011

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Report sulle biotecnologie in Italia.

Un quadro tendenzialmente ottimista quello che emerge dal Report sulle biotecnologie 2011 di Assobiotec, con la partnership di Ernst & Young, Farmindustria e l’Ice (Istituto Commercio estero).
L’Associazione Nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie ha confermato il trend di crescita dell’industria biotecnologica italiana nell’ultimo decennio “una realtà dinamica che ha retto meglio alla crisi rispetto ad altri settori” come ha dichiarato nel Report Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotech.
“Quello della salute (Red biotech) è certamente il settore più rappresentato e sviluppato: le nostre imprese hanno una consistente pipeline di farmaci e diagnostici altamente innovativi, che vede aumentare costantemente il numero dei prodotti in ricerca e sviluppo”. Questo a conferma del potenziale persuasivo di queste tecnologie e del loro straordinario interesse per l’affermarsi di modelli di sviluppo sempre più attenti ai valori della biodiversità e dell’ecosostenibilità.

Quale la situazione per il Biotech Italiano?

A fine 2010 in Italia ben 375 imprese biotecnologiche erano impegnate in attività di ricerca e sviluppo (R&S), di queste ben 221 considerate “pure biotech” e cioè aziende il cui ‘core business’ è costituito da attività legate esclusivamente alle biotecnologie. All’interno dell’area “pure biotech” è bene distinguere tre sottoaree di imprese: quelle che appartengono al settore del Red biotech (biotecnologie applicate alla salute dell’uomo), del Green biotech (agro biotecnologie), e White biotech (biotecnologie applicate ai processi industriali e a salvaguardia dell’ambiente).
Andando a vedere nel dettaglio i dati del penultimo rapporto 2010, l’Italia si afferma come il terzo paese in Europa, dopo la Germania (405 imprese nel settore “pure biotech”) e il Regno Unito (275 aziende) per numero di imprese dedicate.
Il nostro è il paese in cui il numero di imprese pure biotech ha registrato il trend di crescita più alto di tutti (+2.8% rispetto al rapporto 2010). Per quanto riguarda la collocazione sul territorio, il Rapporto indica che la Lombardia è la regione nella quale è presente il maggior numero di aziende biotech (129), abbiamo poi il Piemonte (37), Veneto (31), Lazio (30), Toscana (30), Emilia Romagna (26).
A crescere non è stato soltanto il numero delle aziende biotech ma anche i dati sul fatturato che in Italia ha raggiunto i 1184 mln di euro contro i 1056 del rapporto 2010. Questi sono i dati di riferimento del Rapporto Ernst & Young sulle biotecnologie in Italia per il 2011.

Il settore che fa da traino? Il Red biotech.

Il Biotech Italiano è impegnato soprattutto nell’ambito della salute umana (Red biotech), quale segmento di punta delle biotecnologie italiane ed esprime circa il 96% del totale del fatturato biotech.
“In Italia abbiamo oltre 246 aziende operanti nel settore della salute umana che contribuiscono alla ricerca per la cura di patologie oncologiche, neurologiche e autoimmuni”, come dichiara Sergio Dompè, Presidente Farmindustria.
Lo stesso Dompè poi in un’intervista al Sole24Ore, commenta nello specifico sulla situazione in Italia e conferma come uno dei maggiori punti di forza del Lazio il distretto di Latina-Pomezia, polo di eccellenza nel biotech con quote di 34,5% nel campo dell’export. Una realtà italiana di cui possiamo vantarci, visto anche il considerevole investimento negli ultimi tre anni di 5 milioni di euro per l’implementazione di nuovi impianti produttivi e sulla sicurezza di lavoratori e dell’ambiente.

Quali sfide per il futuro?

Rispetto al rapporto 2010, il fatturato del Red biotech e gli investimenti sono aumentati rispettivamente del 2 e del 6%. Un ‘motore di sviluppo’ che ci tiene in linea con la media dei principali Paesi europei dove il 70% delle imprese biotech opera, appunto, nel settore “Red”.
Possiamo quindi affermare che il settore biotech è in espansione e che la maggior parte delle aziende ha stime di fatturato stabili o in crescita. Gli investimenti in R&S da parte delle aziende, sono pari a €1,76 miliardi (incremento del 2,5% rispetto al 2010). Questo dimostra il trend positivo di molte aziende che stanno cercando di allargarsi sempre di più nel mercato, sebbene i finanziamenti nazionali collettivi abbiano subito una riduzione del 7% (si stima un totale di 8.377 mln di euro nel 2009 e 8.970 nel 2008).
Il punto chiave in questa analisi riguarda proprio i finanziamenti. La crisi economica ha portato un calo a partire dal 2008, anche se negli ultimi due anni il trend ha ripreso a crescere. Dal rapporto 2011 emerge un dato importante che è quello relativo alla dimensione delle aziende, nel 74% dei casi appartengono alle categorie “micro” (meno di 10 addetti) e “piccole” (meno di 50 addetti). Anche a sostegno di queste ‘piccole realtà’, se vogliamo che il mercato biotech sia sempre più evidente, questo deve essere oggetto di maggiori investimenti necessari per il suo continuo sviluppo, nonché di finanziatori esterni o alleanze indispensabili per arrivare ad una crescita competitiva. Una scelta importante per un Paese come il nostro che deve cercare di credere sempre più nell’innovazione come motore di sviluppo sia economico che di occupazione.

Maria Linda Muzi