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‘Aquile Randagie’, gli scout che si opposero al fascismo

Un film che parla di gioventù, di ideali, fedeltà e ribellione

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Tratto da Urlo n.178 Aprile 2020

ROMA – “Comunque vada, noi dureremo un giorno in più del fascismo”, con questa convinzione i ragazzi del gruppo scout di Milano, Monza e Parma, che svolgevano attività clandestine durante il periodo del fascismo, si facevano chiamare “Aquile randagie”. Una delle Leggi Fascistissime (la n. 5 del 9 gennaio 1927), aveva decretato lo scioglimento dei Reparti scout nei centri inferiori a 20.000 abitanti, e l’obbligo di inserire l’acronimo ONB (Opera Nazionale Balilla) nelle insegne dei rimanenti. Papa Pio XI fu costretto a dichiarare sciolta l’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI) il 24 gennaio dello stesso anno. Il 9 aprile 1928 tutto lo scautismo fu dichiarato soppresso dal Consiglio dei Ministri.

IL CROWDFUNDING

La storia ha cominciato a diffondersi tra gli scout dopo la morte di uno dei fondatori delle Aquile Randagie, Don Andrea Ghetti, nel 1980. Da qui la decisione di realizzare una pellicola da parte di Gianni Aureli, regista, videomaker e capo scout, al suo primo lungometraggio. Aureli ha condiviso il sogno, nato nel 2013, con la moglie Gaia Moretti, sceneggiatrice, docente di comunicazione interculturale alla Lumsa e anch’essa capo scout, e con molti altri che hanno dato il loro contributo anche attraverso due progetti di crowdfunding. Sono stati raccolti 500mila euro, una cifra quasi simbolica se confrontata con i budget che hanno oggi molti film.

Nei titoli finali, tra gli altri, un ringraziamento è andato a Don Marco Simeone e Don Roberto Savoja, attuale parroco della Ss.ma Annunziata nel quartiere Ardeatino, presso cui si svolgono le attività del gruppo scout AGESCI Roma 49. La sceneggiatrice Moretti svolge tuttora il ruolo di capo branca RS del gruppo Roma 49, mentre il regista Aureli, dopo aver svolto in precedenza la stessa mansione, è diventato responsabile di zona. Il gruppo nacque il 3 febbraio 2008 dall’unione dei due già esistenti, il Roma 48, attivo fin dal 1983 presso la parrocchia Ss.ma Annunziata, ed il Roma 39, operante presso la realtà parrocchiale di San Leonardo Murialdo, nel vicino quartiere Ostiense.

LA PROIEZIONE

Nello scorso autunno, l’attesa degli oltre 200 mila scout italiani è stata finalmente soddisfatta. Distribuito nelle sale dall’Istituto Luce di Roma, inizialmente dal 30 settembre al 2 ottobre 2019, il film ha ricevuto attenzione e sostegno anche dal web, attraverso il meccanismo del crowdfunding (Produzioni dal Basso e CentoProduttori) fino a raggiungere circa 500 investitori privati e il contributo di Mibac e della Lombardia Film Commission, della banca BPER e delle associazioni cattoliche Agesci e Masci. Dopo essere rimasto nelle sale più a lungo del previsto, lo scorso 8 gennaio il film è stato proiettato al Parlamento Europeo a Bruxelles.

IL FILM

La narrazione è divisa in due assi temporali, il 1928 e la fine della Seconda guerra mondiale. Il cuore del film sono le storie degli scout che, pur rinunciando a mostrare l’appartenenza al movimento, continuano a esercitare le attività formative e a resistere. Entriamo nell’avventura delle Aquile Randagie dalla fine, nell’ottobre 1945, con un 23enne don Giovanni Barbareschi (interpretato da Alessandro Intini) che bussa alla porta di una baita sulle montagne della Valtellina e prende in consegna un ufficiale tedesco (ispirato alla figura di Eugen Dollmann, capo dei servizi segreti nazisti in Italia). I due si arrampicano da soli lungo un ripido sentiero che li dovrebbe portare, dopo ore di cammino, alla frontiera con la Svizzera. Dollmann, che si era macchiato di molti crimini, eppure in vetta il gerarca tedesco scopre che l’amore può liberarlo: “È ora che la carità cambi di campo – afferma Barbareschi – Io non sono il giudice di nessuno”. La salita in montagna fa da cornice a tutta la vicenda delle Aquile Randagie e dell’Organizzazione scout cattolica assistenza ricercati. “Con questo lungometraggio – ha spiegato Intini – siamo voluti uscire dal recinto associativo e raccontare valori universali che non appartengono solo agli eroi. I ragazzi che formarono Aquile Randagie hanno rischiato la propria vita, ma erano persone comuni, ordinarie”.

Dopo queste prime scene tra i monti, nel film si torna alla nascita delle Aquile, il 22 aprile 1928, nella cripta della chiesa milanese di San Sepolcro. Qui Giulio Cesare Uccellini, capo del gruppo Milano 2, che si farà chiamare “Kelly” (interpretato da Teo Guarini), propone a un piccolo gruppo di scout di ribellarsi alla soppressione voluta dal fascismo: “Non è giusto, e noi non accettiamo che ci venga impedito di vivere insieme secondo la nostra legge, che è legge di libertà, e lealtà e fraternità”. Da qui l’intento morale di ‘Aquile Randagie’ di far emergere la capacità del valore associativo e della forza di un gruppo fedele alla promessa e ribelle al regime, che sfidò il fascismo per anni, portando avanti gli ideali di solidarietà e di speranza.

FEDELI E RIBELLI

“Il film – ha detto il regista – racconta che è possibile essere fedeli alla propria promessa, se si è scout, e comunque coerenti con i propri ideali se non si è scout, anche se serve molto coraggio. Era possibile negli anni del fascismo e della guerra, ed è possibile anche oggi. C’era la speranza, quasi la certezza, che comunque queste imposizioni e limitazioni alla libertà di espressione, di parola e di educazione, non potevano durare per sempre, prima o poi sarebbero finite. Loro pensavano – ha aggiunto – che l’educazione che proponeva l’Opera nazionale Balilla non fosse quella giusta per loro e per i loro ragazzi. Quindi difesero questa scelta con le unghie e con i denti, rischiando la vita: qualcuno la perse, qualcuno fu pestato. Il messaggio del film, che parte dalla veridicità degli episodi, è che noi diventiamo più uomini attraverso l’amore”.

Andrea Ugolini