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Import-export nell’antica Roma

Dai primi anni del nuovo millennio a Roma “apertura cantieri” è sinonimo di “lavoro per archeologi”. Infatti ogni volta che a Roma vengono aperti dei cantieri che riguardano, specialmente, il manto stradale c’è sempre bisogno della sorveglianza archeologica: con la presenza di un archeologo si cerca di dare tutto il supporto necessario al riconoscimento e al rilevamento di reperti archeologici di diverso genere, affinché questi siano tutelati, fruibili al pubblico e valorizzati, come vuole l’ordinamento giuridico dei beni culturali. Nel 2014 è stata fatta un ́interessantissima scoperta durante i movimenti di terra per la realizzazione della Metro C in zona San Giovanni, dove è già presente la fermata della Metro A: è stato portato alla luce un vascone in malta pozzolanica, che poteva contenere poco meno di 5 milioni di litri. La vasca si è rivelata, per ora, il bacino idrico artificiale più grande dei territori sotto il controllo dell ́Urbe e serviva a raccogliere le acque per poi usarle nell’irrigazione dei campi. Questa scoperta ha portato una maggiore conoscenza del rione San Giovanni per la cultura sociale e topografica di questa zona, infatti per il periodo delle epoche antiche non si sa molto del quartiere, che invece é molto importante per mete turistico-cristiane, dato che ospita la Basilica di San Giovanni in Laterano e la Scala Santa che Gesù dovrebbe aver calpestato per recarsi da Ponzio Pilato, fatta portare a Roma da Gerusalemme nel IV secolo d.C.

Ad oggi sappiamo, invece, che era una zona rurale molto importante nel mondo antico, con il suo grande bacino idrico di circa 70 metri per 40. Rossella Rea, direttrice scientifica degli scavi per conto della Soprintendenza dei Beni Culturali, ha rilevato anche il ritrovamento di diversi noccioli di pesco che sono da riferirsi ad una delle prime grandi coltivazioni di peschi in Italia, pianta importata dalla Persia ma originaria della Cina.

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Questa storia mi ha ispirato una ricerca più mirata della reale situazione dei mercati di importazione ed esportazione da e per l’oriente; la mia curiosità è nata, come è intuibile, dai problemi di importazione di gas derivati dalla guerra tra Russia e Ucraina. Gli studiosi affermano che una delle più grandi importazioni dal mondo orientale verso i territori dell’Impero Romano riguarda uno dei motivi per cui la storia è cambiata per come la conosciamo: l’evoluzione, la propagazione e l’accettazione del Cristianesimo e di una visione ormai monoteista e non più politeista della religiosità. Infatti dal I secolo d.C. il mondo orientale è diventato affascinante per la nuova tipologia di cittadini romani: questi erano meno conservatori, differentemente dalla classe senatoria, che erano i ricchi cittadini che si dedicavano alla politica con cui bilanciavano (o almeno ci provavano) il potere dell ́Imperatore. In aggiunta alle “cose spirituali” vediamo come anche le “cose materiali” venivano importante dall’Africa, come grano, oro e avorio, e dall’Oriente, come tessuti, spezie ed oggetti preziosi. Anche olii e vini di Grecia e Spagna iniziarono a battere sul mercato quelli di provenienza italica, ci fu quindi un’importazione di olive e uva che non erano autoctone dei nostri territori. Eppure, da sempre, il tipo di terreno vulcanico che caratterizza ancora oggi il sottosuolo Laziale ha permesso che nuove colture attecchissero facilmente.

Con l’epoca Imperiale gli imperatori stessi erano sempre più affascinati dall’Oriente: i territori italici iniziarono a produrre sempre meno materie ed anche l’agricoltura aveva sempre minor importanza. Era un periodo in cui l’import era maggiore della produzione locale di cibo e questo fu un aspetto rilevante quando Roma iniziò a perdere potere lontano dall’Urbe. Dal IV secolo i terreni coltivabili erano principalmente in mano alla Chiesa e quello fu il periodo in cui l ́Impero Romano iniziò a collassare e quindi reperire cibo a basso costo divenne molto difficile.

Da un punto di vista utopico dovremmo renderci conto che le risorse del pianeta sono di tutti i suoi abitanti, piuttosto che i confini geopolitici, da cui si determina anche il mercato dell’import e dell’export, ed economici sono stati gli esseri umani a immaginarli, disegnarli ed imporli.

Veronica Loscrì

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