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David Bowie – Low

“Low” esce nel 1977 ed è considerato il primo lavoro della trilogia di Berlino. Quella composta da, per l’appunto, “Low”, “Heroes” e “Lodger”. Il disco di cui stiamo parlando è un prodotto estremamente sperimentale, a cui David volle far partecipare Bryan Eno. Bryan aveva smosso l’interesse di Bowie soprattutto con il lavoro “Discreet Music”, che portava in virtù sonorità minimaliste e tutt’altro che ortodosse, vicino a compositori del calibro di  John Cage e Philip Glass per intenderci. Il contributo di Eno? Una tecnica intrigante ma decisamente aleatoria chiamata “Le strategie ublique”, ideata nel 1975 insieme all’artista Peter Schmidt. Un metodo di comporre musica fortemente surrealista, in cui venivano disposte delle carte coperte in terra, al centro dello studio. A secondo della carta scelta bisognava “enfatizza gli errori”, “riempi ogni battuta con qualcosa”, o “usa un colore inaccettabile”. Insomma un metodo che fece innervosire non poco i membri della band. L’unico a restarne colpito fu lo stesso Bowie, che durante la scrittura dei brani non applicò lo stesso metodo di Eno, ma riuscì a replicarne la stessa attitudine rendendo questo disco davvero grandioso. Ogni traccia è ridotta al minimo in termini di scrittura. Di fatto quest’approccio minimale e frammentario assunse spesso la sembianza di un viaggio interiore attraverso il suono. “Low” è letteralmente costituito da un linguaggio immaginario, onomatopeico, dal contenuto semantico nullo. Un’opera concettuale che sottrae la voce di Bowie a favore di un’opera lirica impressionista.

Riccardo Davoli

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