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“Figli come noi”, il coraggio di prendere posizione

Presentato al Cinema Aquila l’ultimo lavoro di Rosso Fiorentino

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figli come noi

“Ogni riferimento a cose o a persone realmente esistite non è affatto casuale”, così inizia il nuovo lavoro di Rosso Fiorentino, in modo forte, diretto e coraggioso, riassumendo in una sola schermata le intenzioni ed il risultato ultimo di tutto il film.

“Figli come noi” è infatti un film crudo, lineare, scevro di buonismi gratuiti, asciutto come la scenografia che lo rappresenta in modo secco e funzionale. Un film che utilizza il linguaggio cinematografico in punta di piedi, prendendone in prestito solo alcuni espedienti per arrivare dove a volte la realtà non riesce e per sottintendere le poche, ma fondamentali, verità di difficile assorbimento, lasciando alla tragicità degli eventi l’arduo compito di narrare le storie dei protagonisti. Il film del regista indipendente si inserisce abilmente in un grande filone italiano come quello del cinema di denuncia, che per molti anni dal Bel Paese ha impartito lezioni al mondo con maestri come Rossellini e Francesco Rosi e che ora sta ritrovando il filo conduttore grazie a registi giovani e capaci come Gianfranco Rosi, Daniele Vicari e, sicuramente, Rosso Fiorentino (all’anagrafe Paolo Badalì).

Il film parla della storia di abusi e di morti sospette indissolubilmente legate ai corpi di polizia dello Stato che sono state protagoniste, purtroppo, delle prime pagine di tutti i giornali, italiani e non. Senza mai fare i nomi delle giovani vittime ma scegliendo gli attori che li interpretano con dovizia ed attenzione ai particolari, le tristi storie di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Katiusha Favero, Giuseppe Uva e gli anarchici Sole e Baleno emergono con forza ed arrivano direttamente allo stomaco. “Da una parte si sceglie di non affrontare i diritti legali legati alla rappresentazione della realtà, dall’altra è stata una necessità drammaturgica, togliendo i nomi si tolgono i volti, e si rappresenta l’indifferenza di chi sta intorno ai protagonisti delle storie”, confessa Fiorentino. Il film, infatti, muove i suoi passi nel canovaccio narrativo in un’alternanza perfetta tra realtà, secca e spoglia, ed un simbolismo lineare ed a presa rapida che si completano a vicenda, lasciando all’uno il compito di esaltare l’altro. Tecnicamente il film segue questo duplice filo passando abilmente da riprese dinamiche, veritiere, a riprese più complesse, ferme, suggestive ma attente ai particolari.

Anche la scelta dei luoghi delle riprese, tenendo sempre presente che è un film a zero budget auto prodotto, risulta essere fondamentale nell’ottica narrativa della pellicola, infatti gli ambienti degli spazi dell’Acrobax, l’ex Cinodromo in via della Vasca Navale rappresentano perfettamente l’idea di Rosso Fiorentino di un ambientazione che scoppi di vitalità e desolazione allo stesso momento: “La scelta è arrivata per caso attraverso la segnalazione di un’amica che frequenta quello spazio. Ho avuto modo di conoscere questa realtà che ha accolto con favore il progetto. Ho girato nella palestra popolare, negli spazi occupati e nel tunnel di cemento armato che univa il cinodromo all’allevamento”.

Figli come noi, insomma, è un film che merita il giusto spazio, che sta faticando a trovare, all’interno del panorama cinematografico italiano perché è una pellicola autentica e piena di passione che il regista ha curato nei minimi dettagli creando un prodotto di pregevole fattura che non merita quel trattamento di indifferenza che invece è toccata ad alcuni protagonisti del film.

Marco Etnasi