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La chiesa di San Pietro in Montorio: un museo di tesori d’arte

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La chiesa, che sorge sul Gianicolo, il “Monte Aureo” dei Romani (così chiamato poiché si  immaginavano favolosi giacimenti di sabbie aurifere) è un vero e proprio museo per i tesori d’arte che vi racchiude. La tradizione vuole che lì , tra il 64 e il 67 d.C., San Pietro avesse ricevuto il martirio e poi la crocifissione. Questa leggenda fu l’ispiratrice di quella gemma architettonica del Bramante, ovvero il tempietto circolare edificato nel chiostro, nel punto dove era avvenuta la crocifissione stessa. A questa bellissima chiesa del ‘400 era annesso un monastero abitato nel secolo XIV dai monaci celestini. Esso appartenne alle venti principali Abbazie di Roma. Dopo un secolare abbandono fu donato ai Frati Minori. Il re Ferdinando IV e sua moglie Elisabetta di Spagna, subito dopo la cacciata degli arabi, fecero riedificare la chiesa su  disegni di Baccio Pontelli. La facciata della chiesa è semplice ed austera e si presenta su due ordini con un rosone gotico centrale ed una scalinata del 1605 a doppia rampa che immette nella chiesa. Lateralmente si possono vedere i volumi delle cappelle interne. Infatti l’interno, a navata unica, ha cinque cappelle laterali sia a destra che a sinistra. Le ultime due si aprono a formare un accenno di transetto. L’abside  molto profonda ha forma poligonale. All’interno delle cappelle si possono osservare opere di Sebastiano del Piombo, eseguite intorno al 1518: una superba “Flagellazione”, dipinto ad olio su muro, su disegno di Michelangelo e “La Trasfigurazione”, ma anche un affresco del Pomarancio: la “Madonna della Lettera”, trasferito nella chiesa da un’edicola di strada in seguito ad una serie di eventi miracolosi. Sugli archi di questa cappella e quelli delle successive ci sono affreschi rappresentanti Virtù e Sibille, attribuiti a Baldassarre Peruzzi. Il soffitto di una delle cappelle è stato affrescato dal Vasari che inserisce a sinistra un suo autoritratto in abito nero. E proprio in questa cappella sono conservate le spoglie mortali di Beatrice Cenci, la giovinetta decapitata per avere ucciso il padre che abusò di lei. Le molte leggende raccontano che ogni anno, nella notte tra il 10 e l’11 settembre, lei appare sul ponte di Castel Sant’Angelo, dove avvenne l’esecuzione, con la testa tra le mani. Sulla sua tomba, all’interno della chiesa, non appare alcuna epigrafe, come avveniva per tutti i giustiziati, per cui non si sa con certezza dove fu sepolta, anche se per tradizione si fa riferimento ai gradini dell’altare maggiore. Al centro del chiostro si erge, appunto, il bellissimo Tempietto del Bramante che fu realizzato nel 1502: è a pianta centrale, con 16 colonne che sorreggono una loggia e la sovrastante cupola. Nella cappella sotterranea, riccamente decorata, v’è al centro il foro in cui sarebbe stata piantata la croce del martirio dell’apostolo Pietro. Il tempietto vuole riallacciarsi al tipo romano di tempietto rotondo; consiste in due cilindri: colonnato e cella. La cella alta è organizzata in due ordini, della stessa proporzione sia in altezza sia in larghezza, ed é costituita da un corpo cilindrico a tamburo con nicchie e finestre divise da pilastri, sormontato da un’ampia cupola emisferica sia internamente che esternamente. Il tempietto ha un assoluto equilibrio volumetrico che vuole rappresentare la chiesa ideale, lungamente teorizzata a quei tempi. Il Tempietto, inoltre, divenne nel tempo un esempio per altri molti altri architetti, fra cui il Palladio.

Emanuela Maisto