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Dispositivoperilanciobliquodiunasferetta: delirium in musica

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Esiste un genere musicale chiamato Math Rock, nato verso la fine degli anni ’80, che sta ad indicare una tipologia di rock fuori dal comune, caratterizzata da una complessa ed insolita struttura ritmica, sonorità fuori dagli schemi della tradizione, da accordi dissonanti e da una grande sperimentazione tecnica.

Questa breve introduzione su uno dei generi musicali più strani ma anche più “colti” (math non è altro che l’abbreviazione di mathematical), non assicura l’inquadramento in un genere preciso della band che mi appresto a descrivere. Nonostante l’insieme di appartenenza può essere definito questo infatti, i Dispositivoperilanciobliquodiunasferetta si avvicinano ad altri ambiti musicali come il progressive e il post rock anni ‘90. Loro sono quattro ragazzi romani in attività ormai da dieci anni. Progetti paralleli, concerti nei più disparati club romani e non (il Sinister Noise è la loro “base d’azione”), tour europei (l’ultimo con Stig Noise MMX e Barberos) gli hanno fatto guadagnare una certa notorietà. Una notorietà che sicuramente è data dall’elemento fondamentale di questo gruppo, quello sul quale ruota il loro marchio, il loro stile. Sto parlando del non-sense, della follia, i giochi di parole senza alcuna logica, le contraddizioni, la comicità. Il nome in fondo già spiega tutto. E anche i titoli dei loro pezzi: “Vibrione”, “Sono tempi d’oro per Mastella”, “Serena Ghandi”, Whola Blatta Love” o “Jesus Christ (Was Ugly)” per citarne alcuni. Mentre il loro ultimo album si intitola “Rembrandt era eccezionale (con tutte quelle luci)” ed è uscito nel 2009 in coproduzione con Lemming Records, Respira Records e Ultra Hertz Records.
Nel corso della loro attività hanno diviso il palco con artisti del calibro di Zu, The Usaisamonster, Clinic, Bologna violenta, Ronin. Dal vivo, inutile dirlo, offrono uno spettacolo particolare: il delirio del loro approccio e delle battute senza senso scambiate con il pubblico si intrecciano con una musica interamente strumentale (la voce, con il vocoder, è usata come ulteriore strumento, senza alcun accenno testuale), una base ritmica molto complessa (il batterista è una specie di “macchina” che unisce precisione, potenza e creatività nei tempi), chitarre taglienti che sembrano andare per conto loro, ma che in realtà si intrecciano in maniera superba, suoni elettronici e campionati che entrano qua e là nei pezzi. Assurdità ai limiti del grottesco, perché è un po’ questa la sensazione che rimane dopo aver assistito ad una loro esibizione dal vivo: musica frenetica, schizofrenica, eppure complessa, ben strutturata. Divertimento, battute, ma sempre provocazione e inquietudine. Se vi piace roba forte, musicalmente accattivante e fuori da qualsiasi tipo di schema o di ordine, allora i Dispo fanno per voi. Fatevi un giro sul loro myspace: www.myspace.com/maledettidispo.

Marco Casciani