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I Bamboo e il “riuso pop”

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bamboo

Avete mai avuto il desiderio impellente di esplorare un cubo? È strano, ma se ci pensate bene potrebbe essere una curiosità del tutto normale, forse anche “salutare”. Ecco questa è stata una delle cose che più mi ha colpito della band che questo mese occupa le righe di Rumori di Fondo: i Bamboo. 

 

Si tratta di un gruppo di musicisti che crea la propria musica con strumenti “alternativi” del tutto lontani da quelli tradizionali, oggetti comuni della vita di tutti i giorni, magari trovati per strada, abbandonati come dei rifiuti. Quello che loro fanno è riutilizzare questo materiale per produrre suoni che coprano tutta la gamma degli strumenti tipici di una band pop (dalle percussioni, al basso, ai synth, ecc) attraverso un lavoro di ricerca sul materiale e un’opera sopraffina di registrazione, sia live che in studio.
“What’s In The Cube?” è il titolo del loro primo lavoro, uscito sotto l’etichetta indipendente romana “Bomba Dischi”. Che c’è nel cubo? In fondo è uno dei desideri primari dell’uomo: analizzare l’oggetto, toccarlo, annusarlo, percuoterlo e vedere che rumore fa!
I Bamboo non vanno solo ascoltati, ma vanno soprattutto visti per capire che tutto il loro lavoro è incentrato sull’esplorazione del materiale al fine di renderlo “materiale sonoro”. Proprio per questo “What’s in the Cube?” non è un CD, bensì un DVD della durata di mezz’ora circa in cui vediamo Luca Lobefaro, Massimo Colagiovanni, Valentina Pratesi, Davide Sollazzi e Claudio Gatta rinchiusi in una casa (a forma di cubo) tra le montagne, suonare strumenti come bidoni della spazzatura, bicchieri, cartelli stradali, ciotole, chiavi inglesi, taniche, torce, tubi in PV, un gancio blocca sterzo, uno spazzolino elettrico, righello, wok ecc… Una session di pop elettronico ipnotico in cui ogni suono è curato con la massima attenzione: un righello che viene fatto percuotere sul tavolo non è un qualcosa lasciato al caso, ma il movimento che gli fa produrre quel suono è ben calcolato. Un phon acceso diventa una specie di synth il cui cambiamento di frequenza è dato dalle diverse velocità della turbina, stesso discorso per lo spazzolino elettrico. Percuotendo un tubo in PV, invece, si riesce a creare il suono di un basso e, a seconda di piccoli spostamenti del tubo, si può cambiare la frequenza e creare un vero e proprio giro di basso. Quello che ne scaturisce è una musica gradevole dal ritmo avvolgente che ha in sé un grande potenziale proprio per lo studio che sta alla base di queste registrazioni. È un qualcosa che riguarda il presente, il quotidiano, ciò che stiamo vivendo in questo periodo storico, in cui c’è una grande sensibilità verso il riuso e il riciclo. I Bamboo, così, si inventano questo modo di fare musica, facendo uscire per un’etichetta indipendente un DVD il cui packaging stesso si può riutilizzare, perché si apre e si trasforma in un cubo portaoggetti esso stesso.
Teneteli d’occhio, seguiteli sui vari canali social e segnatevi le date dei loro live perché in questi giorni sono in tour su tutta la penisola.

Marco Casciani