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LOW

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LOW

Long Division

Vernon

1995 

Nuovo plastificato, lo trovo tra gli scaffali. Fuori un cielo metallizzato, canovaccio da cui non scende una goccia, neanche a strizzarlo. Disillusioni, loro sì, come se piovesse. I cieli si susseguono, quel nuovo non colpisce ma continua a girare, ondulazioni, crepitii e percussioni a corrente. “Drums And Guns”, di lui dovrei parlare. Magari no, magari un’altra volta, perché il bisogno chiama altro e lo rintraccia, “Long Division”, in mezzo a quindici anni di carezze, quando la batteria non aveva bisogno di corrente e gli angeli mettevano mano agli spartiti. La lentezza, l’erosione a sgretolare ogni resistenza, arrangiamenti magri a due voci. Slow-core, dicono, qui è il paradiso che viene a cercarti. Violence, Shame, Throw Out The Line, Caroline, doni dal cielo, stesso modulo, la chitarra un’impronta, ritmo che segue la pista, il basso segugio impalpabile. Il resto è storia di coniugi e mormoni, Sparhawk, affari di famiglia, in Minnesota, l’inverno continua a fare sul serio. Nell’altro emisfero è brace calda, l’anima brucia, la lingua in fiamme continua a squagliare le uniche parole che andrebbero dette. In questi suoni lo strazio, negli stessi il sollievo. Per cuori appena potati.

 

Marco Di Bella