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Merzbow, Pandi, Gustafsson – Cuts

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Quanto in là siete disposti a spingervi nell’ascolto di un disco? Quali e quanti concetti rientrano nella vostra idea di musica? Cuts può essere inascoltabile, orrido, senza senso, ma anche magnifico, unico, raro.

Avete mai pensato che i gusti possano essere abilmente “guidati”, controllati? Lou Reed nel 1975, all’apice della sua carriera da solista, se ne uscì con un album intitolato Metal Machine Music: un’ora di distorsioni, feedback, metallo stridente come una forchetta su un piatto. Un fallimento commerciale, ma una vittoria sul piano artistico. Dipende da cosa cercate: in fondo stiamo parlando semplicemente di musica. 

Cuts (uscito il 7 febbraio su RareNoiseRecords) è un album che pone tanti interrogativi e nel frattempo frantuma i timpani, fa venire un po’ di tachicardia, un leggero stato di ansia, evoca immagini e sensazioni diverse dal solito. 

È frutto della collaborazione di tre nomi importantissimi nell’ambito della sperimentazione. Masami Akita, in arte Merzbow, è l’artista noise per eccellenza che ha all’attivo più di 350 lavori discografici. Una specie di paradosso vivente, che ha esteso il concetto di rumore anche alla stessa produzione musicale arrivando a produrre in totale DIY la sua musica su audiocassette per poi diffonderle in giro per il mondo. 

Balazs Pandi è uno dei batteristi più bravi, più eclettici e più estremi che ci siano in circolazione. Nato a Budapest, ha suonato con Venetian Snares, Blood Of Heroes, WormSkull e Zu. Mentre il sassofonista svedese Mats Gustafsson è considerato un mostro dell’improvvisazione, grazie alla possenza e l’intensità delle sue performance (anche le sue collaborazioni vanno dagli Zu ai The Ex e i Sonic Youth).

Inutile negarlo e darsi arie da intellettuali: Cuts è un album ostile, difficile da ascoltare. Ma è reale, vitale. Il caos in cui siamo immersi dovrebbe forse suonare come un pezzo di Lady Gaga?

 

Marco Casciani