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Casale Grottaprefetta 610: nuova protesta della Comunità Giovanile

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Alcuni ragazzi si incatenano davanti l’Assessorato in via Capitan Bavastro

 

CONTINUA LA VICENDA – del Casale Rosati in via Grottaperfetta 610 che da febbraio è formalmente senza affidatari in attesa di un bando. La partita sulla struttura si sta giocando tra l’Aula del Consiglio del Municipio VIII, l’Assessorato alla Famiglia e all’infanzia, Giovani e Pari opportunità, le associazioni e i cittadini del quadrante di Roma 70 e le associazioni che, ad oggi, ancora rimangono all’interno dell’edificio.

NEGLI ULTIMI MESI – Dopo il termine dell’affidamento dello stabile si è aperta la possibilità che questo importante spazio torni nelle disponibilità del territorio. A questo proposito già nei mesi scorsi è arrivato alle fasi conclusive un processo partecipativo sorto dal basso per indicare all’Amministrazione le aspettative della cittadinanza e delle Associazioni del quadrante. Una campagna dal titolo ‘#ilCasalecheVogliamo’ che è stata promossa dall’Associazione Nessun Dorma. La campagna, attivata in concomitanza con la scadenza dell’assegnazione del Casale è stata promossa per recepire le istanze dei cittadini in merito ad una nuova gestione della struttura. Ma non è tutto, infatti il 25 ottobre la Consigliera democratica al Municipio VIII, Antonella Melito, aveva protocollato un atto sul futuro del casale sottoscritto da larga parte della maggioranza compresa Sel e Lista Civica. Nel documento, dopo aver constatato l’assenza di luoghi d’aggregazione nel quadrante di Roma 70 e le aspettative delle associazioni, si impegnava il Presidente e la Giunta “affinché il Casale venga utilizzato per rispondere alle esigenze del territorio favorendo l’integrazione dei cittadini residenti nelle attività in esso svolte e pertanto sia destinato, in parte o tutto, per svolgere attività culturali, sociali e istituzionali”. In attesa della discussione di questo atto si arriva alla seduta del Consiglio Municipale dell’11 marzo in cui viene presentata dalla Commissione delle Elette una proposta di mozione che, pur ricalcando le necessità del quadrante riguardanti spazi di aggregazione, prevede “tra le attività socio-culturali da assegnare mediante bando pubblico, anche la creazione di un Centro informativo Anti-violenza rivolto prevalentemente alle donne”. La proposta inoltre impegna ad un percorso civile e partecipativo “in cui si possano raggiungere risultati politici senza ricorrere ad alcuna forma di illegalità”, rispettando le esigenze dei cittadini di Grottaperfetta. La critica ai recenti episodi di occupazione di spazi pubblici, come gli ex Bagni Pubblici della Garbatella è tutt’altro che velata: “vengano – poi- condannati tutti gli atti d’abuso e violenza che impedirebbero lo svolgersi regolare delle procedure di assegnazione”. La discussione si è svolta con moltissime interruzioni e qualche momento di tensione tra i consiglieri di maggioranza ed i cittadini presenti alla seduta. Scopo del contendere, tutto interno alla maggioranza, oltre all’atto protocollato il 25 ottobre e mai discusso, anche una richiesta proveniente da Sel per l’introduzione nel documento di un riconoscimento al processo partecipativo fino ad ora svolto dalla cittadinanza e dalle Associazioni di Roma 70. Tale modifica, dopo essere stata redatta e addirittura letta in Aula è stata poi stralciata per un difetto di forma (le mozioni infatti non possono da regolamento contenere emendamenti) e per la scarsa condivisione ottenuta tra le fila del Pd. Sulla bagarre in Aula interviene la Consigliera del M5S al Municipio VIII, Valentina Vivarelli: “Si sono scontrati tra loro e il Consiglio è stato interrotto. Le modifiche proposte da Sel intendevano dare più ascolto alle Associazioni del territorio costituendo un tavolo municipale. Invece dal Pd con il testo sul centro anti violenza, si voleva solo assorbire la decisione della Cattoi – seguita – Ci sono due forze in campo, Sel e Pd con interessi differenti. Il tavolo municipale per Sel e i progetti del Comune per il Pd. Uno scontro di poteri su una struttura che è una compensazione destinata a servizi per i cittadini, da individuare con un bando trasparente”. Dopo l’approvazione del documento sul centro anti-violenza si passa alla mattina del 7 aprile, quando i ragazzi dell’Associazione Nessun Dorma, assieme ad altri attivisti del quadrante di Roma 70 si sono riuniti in presidio davanti il Casale di via Grottaperfetta 610 “per chiedere alle Istituzioni un segno di discontinuità rispetto al passato e la restituzione di questo bene comune al quartiere”. La replica alle parole degli attivisti è arrivata immediata, anche grazie all’intervento sul posto dell’Assessore a Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, presente sul territorio municipale per una differente iniziativa. “Il segnale di discontinuità – ha affermato l’Assessore davanti ai ragazzi del presidio – è che verrà fatto un bando per il Casale e per gli spazi esterni”. In attesa del bando, quando il casale sarà libero, verrà affidato ad una Associazione che si occupa di violenza sulle donne, “Ma ci sarà spazio per far vivere altre iniziative – spiega l’Assessore – Bisogna mantenere tranquilla la situazione, anche perchè è stata data disponibilità a liberare il casale in una decina di giorni”.

CONTINUA LA PROTESTA – Dopo le rassicurazioni sulla velocità e la trasparenza del bando, fatte dall’Assessore Cattoi, e dopo le risposte pervenute dal Comitato della Comunità Giovanile, che lamenta di essere rimasto inascoltato dallo stesso Assessore, questa mattina arriva la nuova protesta, con alcuni operatori del Comitato che si sono incatenati davanti la sede dell’assessorato alla Famiglia e all’infanzia, Giovani e Pari opportunità di Via di Capitan Bavastro 94: “per protestare contro la decisione dell’assessore Cattoi di voler chiudere la Comunità Giovanile, che da oltre due anni offre servizi ai giovani ed alle famiglie del quartiere di Roma 70 e del territorio romano”. Lo si legge in una nota della Comunità trasmessa attraverso Facebook. “Ad inizio di questa settimana – affermano – abbiamo ricevuto un’intimazione alla riconsegna delle chiavi prevista per questo venerdì alle ore 12 presso la sede della Comunità Giovanile Roma, con in calce riportata l’ipotesi di sgombero forzato. Tutto questo per far spazio ad un affidamento diretto (senza bando pubblico) della struttura a delle associazioni che si occuperanno di realizzare uno ‘sportello anti-violenza in emergenza sos donna H24’. Checché se ne dica – seguitano – il casale di fatto verrà chiuso alle attività aperte al quartiere, perdendo la sua funzione di punto di riferimento e punto d’aggregazione, come lo è stato fin ora, per giovani e famiglie. Non possiamo accettare che possa essere chiuso uno spazio di così fondamentale importanza per il quartiere. Chiediamo, inoltre – concludono – che venga indetto quanto prima un bando pubblico che ristabilisca le giuste modalità di utilizzazione dei beni pubblici da parte di Roma Capitale e che, soprattutto, rispecchi le reali esigenze e necessità del quartiere”.

ANCHE DAL MUNICIPIO VIII – arriva la critica ai ritardi nel liberare la struttura. In una nota del 9 aprile, è il Presidente Catarci a ricostruire la vicenda, parlando di occupazione e spiegando come che le ACLI provinciali si siano dissociate dalle proteste: “Il Casale doveva ospitare attività ricreative di quartiere, come esplicitamente riportato nella Convenzione tra il Consorzio di costruttori che l’ha ristrutturato ed il Comune di Roma. Invece l’ex Giunta Alemanno lo ha affidato all’Agenzia capitolina per le Tossicodipendenze, poi ha commissionato la custodia del bene a due associazioni ‘amiche’ scelte senza nessuna procedura pubblica, remunerandole con 20.000 euro ciascuna, infine vi ha installato una Comunità giovanile, costata alle casse capitoline 135.000 euro, ignorando l’esistenza di un ‘Centro di Aggregazione giovanile’ pubblico, aperto da anni, consolidato e molto frequentato, situato a poche centinaia di metri di distanza”. Sia il Presidente Catarci, che l’Assessore ala Cultura, Claudio Marotta parlano di “brutta storia, arroganza, disinteresse per la collettività e sperpero di denaro pubblico, terminata formalmente lo scorso febbraio con la scadenza dell’affidamento ma in realtà ancora da archiviare. L’Asi Ciao, una delle Associazioni che hanno gestito la Comunità per circa due anni, rifiuta di uscire e chiama a raccolta quella destra capitolina a cui è legata, che a sua volta sfodera bugie e mistificazioni a difesa di una delle piccole e squallide clientele di cui si è resa protagonista negli ultimi anni”. Non tutte le realtà però sono rimaste ancorate alle loro posizioni: “Le Acli provinciali hanno preso atto della conclusione del servizio e si sono dissociati ‘da qualsiasi forma di protesta o di rivendicazione che sta assumendo i toni della strumentalizzazione politica’. Insomma, soli e smascherati dalla presa di posizione delle Acli provinciali, gli esponenti di Asi Ciao non rinunciano a tenere in ostaggio la struttura ed a creare tensioni, mentre nel quartiere cresce l’indignazione a ricordare che la decenza è stata superata”.

L’OPPOSIZIONE MUNICIPALE – non manca di prendere parola, e di definire ‘comico’ il comportamento del Presidente Catarci: “Torvo comico che sia proprio il Presidente Catarci a scandalizzi per la ‘pseudo occupazione’, che di fatto non esiste – afferma il Capogruppo di Ncd, Andrea Baccarelli – Li ci sono i ragazzi delle associazioni che per due anni hanno gestito quella struttura e l’hanno resa disponibile alla comunità. Le chiavi verranno certamente restituite, basta dare il tempo a chi ha animato fino ad ora la vita del Casale di fare gli scatoloni”. Mal Consigliere Baccarelli vede una possibilità differente all’orizzonte: “Il pericolo è che il Presidente Catarci probabilmente vuole far svuotare quello stabile per poi farlo occupare in maniera abusiva e illegale da qualche centro sociale amico. Mi pare ridicolo – seguita –che proprio lui che, da sempre, sostiene le occupazioni illegali e abusive prenda certe posizioni”.

Leonardo Mancini