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Sanzioni europee, proroghe e sette nuovi siti, Malagrotta aperta per altri sei mesi

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Continuano le procedure d’infrazione comminate dall’Europa. Intanto indicata la preferenza per la località Pizzo del Prete-Le Macchiozze

MALAGROTTA – La scadenza della proroga per la discarica è arrivata e con essa l’indicazione da parte della Presidente della Regione Renata Polverini di un nuovo sito, nonché di una nuova proroga. In verità, nell’ordinanza che posticipa di altri sei mesi la chiusura di Malagrotta, sono stati indicati sette siti utili, ma solo per uno è stata utilizzata la formula della “preferenziale idoneità”. La località è Pizzo del Prete-Le Macchiozze, sul territorio di Fiumicino, un’area a ridosso dell’Aurelia ma almeno lontana dalle strutture del Bambino Gesù.

Nell’attesa del termine della proroga per la chiusura della discarica di Malagrotta, fissato per il 29 giugno, l’impianto ha fatto nuovamente parlare di sé. Voci sulla sua chiusura, su un’ulteriore proroga e sulle indicazioni dei siti per la costruzione del nuovo impianto si sono avvicendate costantemente. Il 26 maggio scorso si è tenuta una manifestazione dei cittadini contro l’apertura di quella che oramai viene comunemente chiamata Malagrotta 2, cioè una nuova discarica a due passi dal vecchio impianto. In occasione della manifestazione Massimiliano Ortu, Vicepresidente del Consiglio e Capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà del Municipio Roma XVI, è intervenuto sulla questione: “Siamo di fronte a un teatrino poco divertente: Alemanno e Polverini che fanno finta di rimpallarsi le responsabilità su chi deve intervenire per primo. È già tutto ben orchestrato per aprire la nuova discarica in località Monti dell’Ortaccio”. A proposito della questione dei rifiuti romani, che diventa sempre più pressante, soprattutto a causa dei debiti strutturali di cui il sistema soffre da anni, Massimiliano Iervolino (Radicali Italiani) ha dichiarato: “Per non delocalizzare il problema, è urgente che la Regione Lazio investa centinaia di milioni di euro per avere un ciclo completo dei rifiuti, con una raccolta differenziata da Paese civile e con un’impiantistica adeguata. Ma questo è noto ormai da almeno dieci anni e nessuno ha voluto risolvere il problema”.

I limiti del sistema dei rifiuti romano sono stati anche portati all’attenzione di Bruxelles il 14 giugno scorso, attraverso la petizione per la chiusura di Malagrotta presentata da Ecoitaliasolidale presso la Commissione Petizioni. Su questo è intervenuto l’On. Marco Scurria del Partito Popolare Europeo, che ha ricordato: “Da decenni si attendeva la chiusura della discarica e, già a partire dal 2008, l’UE aveva avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia. Tale provvedimento è stato, in seguito, sospeso grazie alla presentazione del piano di adeguamento a oggi mai attuato”. Scurria ha definito  le paventate alternative sulla costruzione di una Malagrotta 2 “inaccettabili” e ha aggiunto: “Le eventuali discariche in località Testa di Cane o Monti dell’Ortaccio sarebbero succursali dell’attuale struttura”. L’UE non ha mancato di dare seguito alla petizione: il 17 giugno è stata avviata un’ulteriore procedura d’infrazione, definita da Legambiente “l’ennesimo schiaffo alla gestione dei rifiuti nel Lazio”. A proposito anche dal Comune arrivano i commenti, Gemma Azuni (Sel) ha giudicato in questi termini la multa dell’Europa:“Una giusta procedura d’infrazione per gravi inadempienze sul pre-trattamento dei rifiuti sancisce ciò che si sapeva e a cui le giunte di centrodestra non sanno provvedere”. Diverso il parere del Presidente della Commissione Ambiente di Roma Capitale, Andrea De Priamo (Pdl), che ha invece indicato la procedura dell’UE come “un importante segnale di attenzione, che conferma quanto sostenuto da decenni dai comitati e dalle associazioni ambientaliste”. La rinnovata attenzione dell’UE nei confronti della discarica lascia ben sperare i promotori della petizione a Bruxelles: “Aver appreso che il giorno successivo Malagrotta è finita nel mirino della Commissione – dicono da Ecoitaliasolidale – ci fa sostenere che la chiusura immediata dell’impianto è la posizione anche dell’UE”.

Il clima di attesa sulla decisione di un nuovo sito è stato accompagnato da alcune manifestazioni dei cittadini, che sembrano non credere più a una risoluzione positiva del problema, Azuni è tornata nuovamente sulla questione dicendo: “A fronte della chiusura di Malagrotta, non si vedono proposte alternative e sembra si attenda l’emergenza grave  per imporre, al solito, soluzioni pasticciate”, Anche nella Giunta capitolina sono state attese con impazienza le dichiarazioni del Presidente Renata Polverini in merito al nuovo impianto: “Gli impegni presi alla governatrice dinanzi a tutti i residenti del quadrante – racconta Fabrizio Santori (Pdl), Presidente della Commissione comunale Sicurezza – ci fanno ben sperare sulle sue buone intenzioni nel voler mettere fine ad una questione che si trascina da troppo tempo. È evidente che qualsiasi decisione alternativa non debba riguardare né Monti dell’Ortaccio né Testa di Cane, località sulle quali abbiamo avuto a più riprese rassicurazioni in tal senso”.

I problemi però non finiscono con l’indicazione dei siti. Intanto, per la costruzione del nuovo impianto sono stati previsti almeno tre anni di lavori, mentre la chiusura di Malagrotta, già satura oggi, è stata posticipata di altri sei mesi. La soluzione è stata indicata nelle cave di Pian dell’Olmo, dove sarebbe possibile, in tempi molto brevi, predisporre un sito temporaneo in attesa dell’apertura dell’impianto di Pizzo del Prete. Rispetto a questa possibilità la Presidente Polverini, che ha anche parlato di sette siti diversi per il conferimento dell’immondizia, ha dichiarato: “Avremo una minidiscarica di servizio agli impianti di smaltimento dei rifiuti, che li accoglieranno già trattati. A Pizzo del Prete, località nel territorio di Fiumicino, si farà un impianto simile a quello di Peccioli, in provincia di Pisa, un gioiello dove si tengono anche concerti. Lì i cittadini non pagano la nettezza urbana e gli asili nido. Si tratta di un impianto dove non arrivano i rifiuti tal quali. E sarà completamente inodore”. Ma la cittadinanza e i comitati di Fiumicino, Cerveteri, Ladispoli, Anguillara e Bracciano, in una recente manifestazione sull’Aurelia, hanno espresso il loro dissenso con un secco “no” alla discarica di Pizzo del Prete, al grido di “Giù le mani dalla nostra terra. Si alla raccolta porta a porta, no all’inceneritore”. La Polverini difende comunque la sua scelta: “A Fiumicino, se il sito andrà lì, andranno circa 300mila tonnellate di rifiuti, che è lo stesso quantitativo che oggi da Fiumicino viene portato a Malagrotta”. A Pizzo del Prete si prevede, oltre alla raccolta di rifiuti trattati e inodori, anche la trasformazione degli stessi in energia.

Santori accoglie con favore la scelta ma ribadisce un ammonimento:“Si va finalmente verso una soluzione, la proroga sull’utilizzo di Malagrotta dovrà necessariamente essere l’ultima” e aggiunge: “Crediamo che finalmente l’obiettivo rincorso per anni sarà presto raggiunto, grazie al senso di responsabilità di chi governa la nostra regione e al buon senso di tutti”. Nei prossimi mesi si farà chiarezza sui sette siti indicati dalla Polverini, sulle modalità di chiusura di Malagrotta e sulla costruzione del nuovo impianto ma  c’è chi, come Iervolino, rimane ancora scettico su questa soluzione: “Il problema più grande della Regione Lazio è di tipo economico, fin quando non ci saranno fortissimi investimenti (intorno ai 700 milioni di euro) per la riduzione, il riciclo dei rifiuti e per la realizzazione degli impianti, si continuerà ad avere un ciclo che non funziona, che va contro le direttive Ue e la legislazione nazionale. Proprio per questo motivo, la Polverini, oltre alle chiacchiere, ci metta i soldi che a oggi non ha investito”. Nell’agenda politica della Regione deve quindi rimanere di fondamentale importanza il piano rifiuti presentato in questi giorni dall’Assessore regionale alle Attività produttive e Politiche dei rifiuti Pietro Di Paolo, che ha dichiarato: “Per quanto riguarda il dopo Malagrotta la nostra impostazione iniziale, cioè partire dal piano rifiuti e contestualmente arrivare all’individuazione del sito e delle procedure per la chiusura di Malagrotta, è la strada che personalmente mi convince di più perché, in  qualche maniera, una sostanzia l’altra”.

Leonardo Mancini